Vestire l'arte: da Gucci a Oviesse, la moda firma la cultura

Vestire l'arte: da Gucci a Oviesse, la moda firma la cultura
15 Aprile Apr 2017 15 aprile 2017

"La moda non è arte, deve morire e morire presto perché viva il commercio". L'ha detto Gabrielle Chanel, in arte Coco, maestra di stile e di cattivi pensieri

«La moda non è arte, deve morire e morire presto perché viva il commercio». L'ha detto Gabrielle Chanel, in arte Coco, maestra di stile e di cattivi pensieri. Siamo alla fine dei ruggenti anni Venti e nonostante la sua pragmatica affermazione, Mademoiselle finanzia una serie di artisti tra cui il musicista Igor Stravinsky, il poeta Cocteau e la compagnia dei Ballets Russes. Il perché è presto detto: l'arte alimenta la moda e viceversa, tra l'una e l'altra c'è una profonda contiguità. «Sono due eccellenze italiane» sostiene inoltre il ministro Dario Franceschini che non ha potuto intervenire personalmente al lancio della seconda edizione del progetto Arts of Italy di OVS, ma ha inviato un messaggio di plauso e appoggio istituzionale letto da Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi. La cerimonia si è svolta in una saletta di Palazzo Pitti a Firenze, due piani sopra la Galleria Palatina in cui è conservato l'incredibile piano di tavolo in pietre dure risalente al XVII secolo che è uno dei capolavori italiani cui lo staff stilistico di OVS si è ispirato per creare una capsule in vendita dal prossimo 20 maggio. «Con parte dei proventi verranno erogate borse di studio ai musei che ci han messo a disposizione le opere ma quest'anno organizzeremo anche una raccolta di fondi per il restauro di un dipinto del XVII secolo conservato nella basilica di Norcia gravemente lesionata dal terremoto» ha detto l'amministratore delegato Stefano Beraldo. «OVS ha un'anima agganciata al contemporaneo e non potevamo ignorare questa drammatica situazione» ha concluso annunciando che l'azienda sta anche organizzando una marcia su Norcia per il prossimo 14 maggio fornendo ai partecipanti una speciale pettorina con bisaccia in cui riporre i prodotti tipici della zona acquistati in loco per poter contribuire alla ritorno alla normalità delle popolazioni. A questo punto ha preso la parola il professor Marco Ciatti, direttore dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze che si occuperà del restauro dell'opera «adottata» dal colosso del fast fashion italiano (si tratta di un dipinto del XVII secolo intitolato Madonna col Bambino in gloria, Santa Scolastica e altri Santi) oltre a collaborare attivamente con il Ministero dei beni culturali. «Solo a Norcia sono cadute 71 chiese su 71» ha spiegato ricordando che dal 24 agosto a oggi ci sono state 54 mila scosse di terremoto e solo adesso che lo sciame sismico sembra essersi arrestato si riesce a fare una stima dei danni: incalcolabili. Da qui, dunque, la necessità di ottenere finanziamenti e sovvenzioni da chi se lo può permettere. In questo senso le aziende di moda sono perfette, ma il sodalizio con l'arte non si esprime solo nell'emergenza a volte è proprio un bel connubio. Per esempio Louis Vuitton ha appena lanciato Maestri una capsule di borse creata in collaborazione con Jeff Koons che ha fatto stampare sulla celebre toil monogram opere dei grandi maestri tipo Tiepolo oppure Leonardo, rielaborando per la prima volta nella storia il logo LV e appendendo al manico una riproduzione in miniatura del «Balloon Dog» ovvero il cane fatto con i palloncini che è la sua opera più nota. Si torna al mecenatismo con Gucci che lancia Primavera di Boboli un'operazione triennale per il restauro del meraviglioso giardino mediceo 33 ettari di verde ornato da statue e fontane. Al momento nell'area lavorano solo cinque giardinieri mentre a fine '800 erano 100. Nessuno stupore, quindi, se per l'operazione son stati stanziati 2 milioni di euro. Nonostante questa generosa donazione, Gucci per sfilare nella Galleria Palatina il prossimo 29 maggio si accollerà le spese per migliorare l'illuminazione delle opere.

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