Francia pronta al voto. Ma l'astensionismo torna il primo partito

Francia pronta al voto. Ma l'astensionismo torna il primo partito
20 Aprile Apr 2017 20 aprile 2017

Fuga dalle urne al 35%, mai così alta dal 2002. Parigi, sconti in bar e librerie per chi va ai seggi

Il primo turno delle presidenziali francesi potrebbe caratterizzarsi per un triste record: il primo partito di Francia rischia di essere l'astensionismo, che domenica punta a superare il record del 2002. Allora il 28,4 degli aventi diritto restò a casa. Oggi più di un quarto degli elettori è indeciso, secondo l'ultimo studio del Cevipof. Il partito del non-voto non ha insegne, non viene invitato in tv. Ma è presente al punto da essere accreditato del 35%. Un giovane su due tra i 18 e i 25 anni si dice pronto a boicottare il voto. Appena più impegnati i quarantenni.

Vanno in scena le contromisure: a Parigi timide iniziative per chiamare al seggio, tra inviti al bar e librerie con saggistica politica a metà prezzo. «Tutto a nostre spese», spiega Céline, che gestisce la Maison du livre a due passi da Rue de Charonne. Poco più in là si sta tenendo il meeting del socialista Benoit Hamon, che ha come slogan di campagna l'andare a «votare PER, e non votare contro», ma al momento non lo sta premiando neppure nei sondaggi.

La gente è stufa di sentire promesse che non vengono mantenute. Stanca di essere al servizio della politica: «Uscendo di casa, andando a votare, si dà lavoro a una classe politica sempre più lontana dalle esigenze quotidiane dei cittadini», è una frase ricorrente. C'è chi non si arrende e gli inviti al «civismo» fioriscono in tutta la Francia. Dalla Bretagna a Strasburgo alcuni bistrot offriranno da bere nel weekend a chi andrà a votare. C'è il tassista che paga la corsa. E il kebabaro a due passi da un seggio di Roubaix che farà lo stesso per i clienti che mostreranno la tessera elettorale.

La Chope à Plouguiel, bar-tabacchi della Bretagna più autentica, si trova a pochi metri dal bureau de vote in un borgo di 1.700 anime. Il proprietario, Marc, 44 anni, ha appeso un cartello per invitare al dovere civico. «Se vai al seggio e poi passi da noi, ti offriamo un bicchiere». In Bretagna è già di dominio pubblico l'idea del tassista solidale lanciata a Ploubezre, dove si offrirà gratuitamente la corsa agli elettori che altrimenti faticherebbero a raggiungere il seggio. A Strasburgo la municipalità che toccherà il più alto tasso di partecipazione vincerà una maxi festa di quartiere a suon di hip-hop offerta dal centro culturale Neuhof.

Il rischio astensione resta altissimo. Non solo a Roubaix, considerata la capitale francese dell'astensione con dieci punti in più della media nazionale. Ma in tutto il Paese. Tanto da spingere Le Monde a chiederne ragioni ai lettori. Mentre sull'isola di Oléron (Charente-Maritime) una dozzina di operatori turistici offrono una notte in albergo o campeggio libero su presentazione di un certificato di voto per delega.

«Insoddisfazione, collera, disgusto di una politica sempre più lontana dai cittadini», le testimonianze raccolte dal quotidiano francese. Risposte identiche a quelle date al Cevipof, il polo di ricerca politica di Sciences-po che prova a capire quale candidato semmai avvantaggi l'astensione. Si è detto spesso che il primo beneficiario sia il Front National. Ma se l'85% dei francesi che sostiene Le Pen è sicuro della scelta, anche in seno al suo elettorato si rischia il non-voto. «I giovani, i meno diplomati, i più fragili hanno la tendenza al non-voto più degli altri», spiega Bruno Cautrès, politologo del Cevipof, «un elettorato che corrisponde a quello lepenista». «Una bassa partecipazione il 23 aprile potrebbe dunque nuocere anche al FN», sostiene Céline Braconnier, direttrice di Sciences-Po Saint-Germain-en-Laye e coautrice del libro La Democrazia dell'astensione.

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