Centro profughi in villa storica. Via alla protesta contro la coop

Centro profughi in villa storica. Via alla protesta contro la coop
21 Aprile Apr 2017 21 aprile 2017

Benedetto Croce, Cesare Pavese e il poeta e saggista Franco Antonicelli sono solo alcuni dei grandi protagonisti della cultura italiana ed europea della prima metà del XX secolo che hanno soggiornato a Villa Cernigliaro di Sordevolo, comune di 1360 anime in provincia di Biella.

La storica dimora, situata in un ampio parco con vista sulla valle dell'Elvo e divenuta sin dal 1980 bene culturale vincolato dal Ministero della Pubblica Istruzione e tutelato dalla Soprintendenza ai Beni architettonici, non è però al centro delle cronache per le sue opere d'arte, per le sue decorazioni del XVII secolo progettate dall'architetto Chevalley o per un evento culturale, bensì perché la sua proprietaria vorrebbe destinare un'ala dell'edificio all'accoglienza dei richiedenti asilo. L'accordo con la cooperativa aggiudicataria della gestione dei profughi è già raggiunto e a giorni è attesa la decisione in merito della Prefettura di Biella, che ha già effettuato i primi sopralluoghi.

La cooperativa in questione è la Versoprobo s.c.s., un vero e proprio colosso dell'accoglienza che svolge attività per conto di numerose prefetture in Piemonte e in Lombardia e, come è riportato dal sito web della stessa, punta a hotel, ville e grosse strutture perché «Gli ampi spazi tipici di una struttura di grandi dimensioni permettono di svolgere non solamente le attività didattiche, formative o lavorative ma anche di realizzare attività ludiche o ricreative». Il direttore della cooperativa Islao Patriarca, già coordinatore dei giovani del Pd di Vercelli, di quest'ultimo aspetto non dovrebbe preoccuparsi visto che nella villa è presente una sala giochi, una sala biliardo e ovviamente il tanto agognato wi-fi.

«Non è l'accoglienza di dieci richiedenti asilo che ci spaventa - ci tiene a precisare il sindaco di Sordevolo Riccardo Lunardon - ma è intollerabile che in una comunità piccola come la nostra le decisioni debbano essere prese da privati e cooperative di nascosto dall'amministrazione comunale. Confido nella decisione della Prefettura ma ritengo che le dimore storiche dovrebbero essere un patrimonio culturale e turistico» continua il primo cittadino «e soprattutto sono dell'opinione che dovrebbero essere i comuni attraverso gli Sprar (sistema per l'accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati, ndr) a gestirli, e non le cooperative per ricavarne profitti».

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