I No Tap vanno ko: al posto degli ulivi va costruito il gasdotto

I No Tap vanno ko: al posto degli ulivi va costruito il gasdotto
21 Aprile Apr 2017 9 giorni fa

Respinto il ricorso della Regione Puglia: via libera a «un'opera di importanza strategica»

Lecce In ballo c'è un'opera strategica di preminente interesse per lo Stato, quindi la facoltà di controllo spetta al governo. É quanto stabilisce il Tar del Lazio, che con una sentenza articolata in undici pagine respinge il ricorso della Regione Puglia e cancella il temporaneo stop all'espianto degli ulivi nel Salento. Risultato: i lavori per la realizzazione del gasdotto Tap possono riprendere. E a quanto pare si concluderanno nel giro di poche ore visto che, come del resto sottolineato dai giudici amministrativi, la rimozione degli alberi è già agli sgoccioli.

L'ultimo capitolo nella battaglia giudiziaria contro l'impianto che traghetterà in Europa il gas dall'Azerbaijan potrebbe essere quello decisivo. E si traduce in una sentenza in cui non solo viene dato il via libera alla riapertura del cantiere nel fazzoletto di Puglia scelto per l'approdo del microtunnel, ma si fissano una volta per tutte alcuni punti fermi: perché il Tribunale non si limita a respingere la richiesta cautelare e quindi a cancellare la sospensiva, ma sceglie un provvedimento nel merito per affermare tra l'altro che il progetto Tap è «un'opera di pubblica utilità» e per ricordare come «due articolazioni della stessa Regione Puglia» abbiano già concesso l'autorizzazione agli espianti. Il risultato è il no al ricorso presentato dalla giunta guidata da Michele Emiliano, che rimedia la seconda batosta giudiziaria dopo la bocciatura di una precedente istanza da parte del Consiglio di Stato. Adesso un altro fronte è stato chiuso. E a chi spera di affossare il gasdotto sotto un mare di carte non rimane che sperare nell'ultima cartuccia rimasta al governatore, vale a dire il ricorso dinanzi alla Corte costituzionale su un eventuale conflitto di attribuzione. Ma quella è un'altra storia.

Questa volta invece si tratta degli ulivi: 211 alberi che devono far posto al tracciato nella zona di San Foca, contrada San Basilio, territorio di Melendugno, piccolo centro della provincia di Lecce. Dove per giorni si è scatenata la rivolta di chi si oppone al gasdotto, un fronte ampio e variegato di cui fanno parte politici, associazioni, ambientalisti, gente comune e anche personaggi ritenuti vicini a movimenti antagonisti e ai No Tav. Il 6 aprile il Tar del Lazio ha accolto la richiesta di sospensiva della giunta regionale e ha disposto lo stop agli espianti. Una decisione che di fatto ha riportato la calma in un'area in cui si sono accavallate ore ad alta tensione, scandite da proteste e scontri con le forze dell'ordine: nei giorni precedenti, infatti, è stata danneggiata la recinzione del cantiere mentre lungo le strade di campagna sono spuntate barricate con le pietre sradicate dai muretti a secco candidati patrimonio dell'Unesco.

Il ricorso è stato esaminato nel merito mercoledì dinanzi alla terza sezione del Tar Lazio: una discussione di una quarantina di minuti che evidentemente è stata sufficiente per fare chiarezza sulla questione. Al punto che i giudici hanno deciso di emettere una sentenza «in forma semplificata». Nel provvedimento viene sottolineato che il ministero dell'Ambiente è «il titolare di una facoltà di controllo» e si spiega anche che la rimozione degli ulivi di fatto è conclusa. Dopo un sopralluogo condotto dalla polizia municipale di Melendugno è stato infatti accertato che restano da rimuovere appena dodici alberi, attorno ai quali sono già iniziate le operazioni di scavo: anche per questa ragione non sussiste il periculum, e cioè la sussistenza di danni gravi e irreparabili paventati dalla Regione. Tanto più che per tutti gli ulivi è previsto il reimpianto esattamente nello stesso punto. In ogni caso, mentre da un paio di giorni il fronte che si oppone al gasdotto lancia appelli sul web per una nuova mobilitazione, Emiliano annuncia di voler andare avanti nella battaglia giudiziaria. «Continueremo dichiara a porre il problema in tutte le sedi, a partire dalla Corte costituzionale dove pende il giudizio della partecipazione della Regione Puglia all'iter decisionale».

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