Il Carosello di Buffon, numero 1 anche degli spot

Il Carosello di Buffon, numero 1 anche degli spot
21 Aprile Apr 2017 21 aprile 2017

Mangia patatine, combatte la forfora, gioca a poker: il portiere della Juve vero Superman della pubblicità

«Quarant'anni e non sentirli». Lo slogan fu coniato per Dino Zoff in uno spot pubblicitario di 34 anni fa e oggi calza a pennello per un altro portiere della nazionale, il suo erede Gianluigi Buffon che il traguardo della mezza età è pronto a tagliarlo tra nove mesi inseguendo l'ennesimo scudetto e quella coppa dalle grandi orecchie che a Dino è sempre rimasta sul gozzo. Il tutto prima di chiudere (?) con un'impresa che non è mai riuscita a nessuno, cioè partecipare al sesto mondiale consecutivo. Buffon non invecchia e continua a battere record. Sul campo in 22 anni ha messo insieme 616 presenze in Serie A (l'anno prossimo potrebbe superare Maldini, in vetta a quota 647) e 168 in azzurro (per ora è il quinto di sempre come presenze in una nazionale), ma quelle in tv sono anche di più. Come se non bastassero le partite Gigi si infila nelle nostre case in ogni fascia pubblicitaria: attualmente reclamizza patatine, shampoo, materassi, veicoli commerciali e assicurazioni, ma è stato testimonial anche di dentifrici, birre, carte di credito, scarpe, acque minerali, giocattoli, figurine e poker online.

Buffon funziona perché acchiappa quasi tutte le fasce di pubblico, dai maschi di tutte le età appassionati di calcio alle donne che non amano il pallone ma hanno imparato a conoscerlo prima come marito di Alena Seredova e poi come compagno di Ilaria D'Amico. Piace perché è un uomo di successo che però non ha mai nascosto le sue fragilità, accettando di parlare pubblicamente della depressione con cui fece i conti tra il 2003 e il 2004. Piace perché quello del portiere è un ruolo che ispira sicurezza e perché gioca nelle squadre più tifate della nazione. Piace perché sa essere un leader serio senza rinunciare al cazzeggio, come quando un mese fa a Palermo ha festeggiato la millesima partita della carriera ballando sotto la curva come la scimmia di Occidentali's Karma. Insomma, non sarà ai livelli di Cristiano Ronaldo e Messi, che nel 2016 dalle sole sponsorizzazioni hanno ricavato 32 e 28 milioni di euro, né tantomeno di Federer e LeBron James che ne hanno portati a casa 60 e 54, ma tra gli italiani Gigione non ha rivali. Negli ultimi anni ha sbaragliato la concorrenza di Totti e Valentino Rossi perché a differenza dei suoi quasi coetanei non è solo rimasto sulla breccia, ma - dopo aver fatto il «tagliando» alla schiena nel 2010 - continua imperterrito a sollevare trofei.

I soldi incassati dagli sponsor vanno a integrare - cospicuamente, visto che secondo Novella 2000 la sua dichiarazione dei redditi ammonta a una dozzina di milioni all'anno - lo stipendio di 4 netti che gli passa la Juventus. Facile dire che lo aiuteranno a mantenere senza troppi stenti le sue due famiglie, con Leopoldo Mattia (nato dalla relazione con la D'Amico) che a gennaio 2016 è arrivato a fare compagnia a Louis Thomas e a David Lee, ma non è solo una questione di paghette e di alimenti: Buffon deve anche rientrare dei 20 milioni persi in cinque anni investendo nella Zucchi, che l'estate scorsa ha ceduto ai francesi di Astrance. Uno dei suoi tanti spot, nel 2013, lo girò proprio per sostenere l'aumento di capitale dell'azienda di cui era azionista di maggioranza: «Fai una scelta da campione, vai alla tua banca ed entra in squadra!». Non fu esattamente un successo. Meglio un'altra campagna impegnata, quella per la Polizia di Stato in cui scese in campo a favore della guida sicura: rispondeva a una telefonata durante un calcio di rigore e la distrazione gli costava un gol, mentre «altre costano la vita». Anche se davanti alle telecamere è molto più spigliato di tanti sui colleghi fare l'attore al momento non rientra tra i suoi progetti per il dopo carriera: oggi pensa alla Champions e domani dice di vedersi ancora nel calcio, come ambasciatore o come selezionatore di una nazionale. Nel frattempo combatte la forfora, mangia patate fritte, gioca di squadra con gli assicuratori, «discute con i compagni, con l'arbitro e con gli avversari, ma quando va a letto non vuole discussioni» e si riposa sul suo materasso preferito. Un solo dubbio: siamo sicuri che a forza di vederlo pubblicizzare la qualunque la gente si ricordi anche le marche dei prodotti?

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