Se Gessica svela l'amore malato

Se Gessica svela  l'amore malato
21 Aprile Apr 2017 21 aprile 2017

I capelli biondi le cadono a boccoli sulle spalle, unica traccia di normalità su un'immagine irrimediabilmente fuori della norma. Il suo è il volto deturpato dalla violenza, la morbida chioma resta come un indizio della bellezza che fu. Gessica Notaro ha scelto il salotto di Maurizio Costanzo per mostrare al mondo intero quello che può la violenza umana. Lo scorso gennaio l'ex fidanzato che non accettava la fine della loro relazione l'ha aspettata sotto casa, ha braccato la preda prima di cospargerla di acido corrosivo. Nei confronti del 29enne capoverdiano, già denunciato nei mesi precedenti per stalking e maltrattamenti, il giudice aveva disposto il divieto di avvicinamento, la misura si è rivelata insufficiente. «Voglio che si veda cosa mi ha fatto, questo non è amore», ha scandito Jessica nell'atto di liberarsi del foulard che le copriva il volto.

La giovane donna ha voluto scoperchiare la nefandezza umana, mostrare le proprie cicatrici per smascherare la brutalità altrui. Un'esibizione di coraggio ribadita dalla ferma volontà di assistere in aula alle udienze del processo che verrà, per osservare dritto negli occhi il proprio aguzzino. Gessica ha ancora un occhio bendato, ha subìto diverse operazioni chirurgiche e altre ne verranno, anche per questo ha aperto un conto corrente per raccogliere le donazioni e affrontare i costi delle cure. Il percorso di riabilitazione è solo agli inizi, lei non ritornerà più quella che era, addestratrice di leoni marini con un'enorme passione per lo spettacolo e il canto, una giovane allegra e spensierata, di una bellezza non comune, che aveva indossato con grazia la corona di miss Romagna fino ad approdare tra le finaliste di miss Italia.

Capita spesso di sentirsi così piccoli e inadeguati davanti a certe manifestazioni di coraggio, di intraprendenza, di rigorosa affermazione della propria intangibile identità. La pelle del volto cambia ma il desiderio di preservare chi siamo, la nostra personalità, il nostro sacrosanto di diritto di esistere, vince ogni soverchieria. Non so se sia più istinto di sopravvivenza, amore per la vita o caparbietà di carattere, forse una combinazione di queste componenti, certo è che pure nel buio più fitto e impenetrabile puoi scorgere una flebile luce per imporre a te stesso: vai avanti, niente e nessuno può fermarti. Gessica lo ha ricordato a sé e a ciascuno di noi, nel suo caso un giorno d'inverno tutto è diventato buio per davvero, l'acido ha spento la luce come un interruttore che di colpo oscura la scena e cala il sipario mentre tu resti in piedi sul proscenio senza alcuna intenzione di congedarti dagli spettatori. La reazione di Gessica è un formidabile inno alla vita che è bella anche quando intollerabile.

A volte bastano modeste delusioni, un obiettivo fallito, un amore non ricambiato o qualche chilo di troppo, per farci precipitare in un vortice cupo di malessere, disagio, autentica depressione. Siamo sinceri: quanti di noi nei panni di Gessica sarebbero capaci di un impeto vitale comparabile? La risposta più diffusa sarebbe segregarsi in casa, bandire gli specchi e versare copiose lacrime contando i giorni mancanti alla morte. I momenti neri di sconforto puntellano pure le giornate di Gessica, è comprensibile, eppure dal timbro della voce, dal modo in cui sui social network conduce un dialogo assiduo con i numerosi amici che da perfetti conosciuti la incoraggiano a non mollare, si intuisce che questa giovane donna è animata da una voglia di rivalsa che è linfa vitale.

«La voce, quella nessuno può togliercela», ha dichiarato in un video su Facebook raccontando le giornate che scorrono tutte uguali tra le pareti del suo appartamento, con qualche fuga nel canto e nella danza casalinga. Del resto la voce è rimasta identica, come il corpo flessuoso e agile, nel video appena menzionato l'obiettivo della telecamera resta fisso sulle dita affusolate delle mani. Ieri Gessica è andata oltre, ha svelato il segreto universale del coraggio che non china mai il capo, la violenza altrui può sfregiarlo ma non imporgli da che parte guardare. Grazie, Gessica.

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