Eni punta 21 miliardi in 4 anni in tutti i business italiani

12 Maggio Mag 2017 12 maggio 2017

Gli investimenti per trasformazioni e riconversioni tecnologiche. Descalzi: «Sulla Val d'Agri fake news»

Paolo Stefanato

Negli ultimi tre anni l'Eni ha investito in Italia 15 miliardi di euro e per il prossimo quadriennio prevede di rilanciare con 21 miliardi per proseguire sulla strada di profonda trasformazione che tocca tutti i settori di business, dall'upstream fino alla raffinazione e alla chimica, dalla generazione di energia elettrica alle bonifiche. Tutto questo nonostante il ciclo difficile provocato dal calo del prezzo del petrolio. Un esempio del cambiamento, tra i tanti, è la raffineria di Venezia, la prima al mondo a essere riconvertita da tradizionale in bioraffineria. Grazie a tecnologie innovative, Eni produrrà energia e carburanti anche da rifiuti, grassi animali e oli di frittura.

Claudio Descalzi, ad di Eni, incontra gli studenti nei laboratori di ricerca del gruppo a Bolgiano, presso Milano, nell'ambito dell'incontro «Eni con l'Italia, energie per il futuro del Paese». Spiega il percorso di trasformazione del gruppo basato su teCnologie, competenze e persone. Alcuni giornalisti gli chiedono di commentare il rinnovo della richiesta di rinvio a giudizio del pm di Milano per la questione della corruzione in Nigeria, ma l'ad si dice «sereno». Poi i giovani della Basilicata e della Val d'Agri lo affrontano sull'aumento dei tumori nelle loro zone. Lui ribatte: «Sono fake news». Nella lista italiana dell'incidenza delle patologie tumorali «la Basilicata e la Val d'Agri sono all'ultimo posto. Poi c'è solo la Calabria. «Noi stiamo lavorando - sottolinea -. Ma non accettiamo la disinformazione, la rete che racconta che siamo assassini e mostri. Non lo siamo».

Non è l'unico spunto polemico dell'incontro, peraltro festoso. L'altro appartiene al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, «orgoglioso - dice - di essere il primo capo di governo a visitare il quartier generale dell'Eni». «Quando vedo polemiche come in Puglia in questi mesi non ignoro le ragioni più locali, ma è necessario essere consapevoli che la diversificazione degli approvvigionamenti energetici è un aspetto di sicurezza nazionale». Alla quale, è implicito, i localismi devono cedere.

Gentiloni sottolinea che l'Eni è «uno dei motori del Paese, anche dal punto di vista dei nostri interessi strategici, geopolitici e di sicurezza energetica». Annuncia che la prossima settimana incontrerà Vladimir Putin, a Mosca: «Abbiamo un fortissimo rapporto con la Russia, ma per noi è strategico diversificare». Ricorda che l'Italia è sopra la media europea nella riduzione di Co2 e che sulle rinnovabili «siamo più avanti di Francia e Germania». E auspica una sempre maggior competitività del settore energetico per dare slancio alle nostre aziende produttive.

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