Unicredit, la cura Mustier funziona

12 Maggio Mag 2017 12 maggio 2017

Balzo dei profitti. E nella filiera Mediobanca-Generali l'ad francese è ora più forte

Camilla Conti

Unicredit e Generali, così vicine - attraverso Mediobanca - eppure così lontane. Entrambe hanno un amministratore delegato francese arrivato al timone nella primavera del 2016: Jean Pier Mustier a giugno, Philippe Donnet a marzo (due grandi amici, tra l'altro). Ma i primi effetti della «cura» dei due manager sono diversi. Ieri sia la banca milanese sia la compagnia triestina hanno presentato al mercato i risultati del trimestre.

Unicredit ha archiviato il primo giro di boa del 2017, dopo aver anche chiuso con successo il maxi aumento di capitale da 13 miliardi, migliorando del 40% l'utile che si attesta a 907 milioni. Continua inoltre la pulizia di bilancio: le esposizioni deteriorate lorde del gruppo si sono ridotte del 30% passando da 56,3 miliardi dell'ultimo trimestre del 2016 a 55,3 miliardi in gennaio-marzo. In questo quadro le cessioni hanno totalizzato 300 milioni circa e ulteriori vendite sono state completate ad aprile per un controvalore di circa 400 milioni. È poi delle ultime ore la cessione - il cui impatto verrà recepito nel secondo trimestre - a MbCredit Solution (società del gruppo Mediobanca) un portafoglio di crediti in sofferenza per un valore lordo di libro di circa 500 milioni. Sul fronte dei dividendi ai soci, l'ad ha confermato il traguardo di un payout al 20% per il 2018 e 2019. Mustier ha sorpreso il mercato che lo ha premiato con un rialzo del titolo del 3,6% ritoccando i massimi a 16,6 euro. Sempre attento a quello che succede «al piano di sotto», il banchiere transalpino sta diventando sempre più forte. Vedremo cosa succederà quando questa forza verrà messa sul tavolo.

Perchè Unicredit possiede l'8,6% di Mediobanca che a sua volta è il primo azionista delle Generali con il 13%. II patto dell'istituto guidato da Nagel scadrà il 31 dicembre, per venir automaticamente rinnovato per altri due anni tra soci che non ne abbiano dato disdetta almeno tre mesi prima, ovvero entro il 30 settembre, a condizione che rappresentino almeno il 25% del capitale. Al momento non sono arrivate disdette, tantomeno da piazza Gae Aulenti che ha confermato di voler rimanere, ma neppure ci sono indicazioni di nuovi ingressi. A ottobre verrà inoltre rinnovato il cda e dunque il management di Piazzetta Cuccia.

Gli schieramenti del vecchio «salotto» sono in una fase estremamente fluida e l'Unicredit di Mustier ha dimostrando un'autonomia mai vista prima nei rapporti con Mediobanca. Anche mentre volavano scintille fra il Leone e Intesa Sanpaolo dopo le indiscrezioni su un possibile assalto da parte di quest'ultima poi non sferrato che ha comunque lasciato qualche segno sul cosiddetto sentiment di mercato.

E se la cura Mustier per la Borsa funziona, ieri è parso più in affanno il titolo del Leone di Trieste che ha lasciato sul terreno di Piazza Affari il 2,9% a 14,84 euro. Nel trimestre le Generali di Donnet hanno visto scendere gli utili del 9% a 535 milioni, sotto le attese dei broker. Oltre al maggiore carico fiscale e a una svalutazione per 42 milioni su Alitalia, la frenata è legata soprattutto agli investimenti, dove la compagnia rallenta le dismissioni di obbligazioni e immobili in attesa di una risalita dei prezzi, con minori profitti di realizzo nel trimestre per 100 milioni. Giù del 2,5% i premi a 19,2 miliardi: i Danni salgono dell'1,9%, e il Vita scende del 4,6%. Con i conti Generali ha annunciato intanto una nuova strategia per trasformare il business del risparmio gestito, dove punta a raggiungere entro il 2020 un risultato netto di 300 milioni.

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