L'eleganza ha due ruote

L'eleganza ha due ruote
13 Maggio Mag 2017 12 giorni fa

Bici al titanio, bici placcate in oro, bici con diamanti incastonati, persino bici in ossa di rinoceronte: la fantasia abbinata all'extra lusso nelle due ruote non ha più limiti. Eppure alla base di tutto resta sempre la vecchia cara bicicletta, il mezzo che più di tutti ha fatto viaggiare generazioni e generazioni da duecento anni a questa parte. Dai velocipedi in poi, le due ruote sono state il mezzo che tutti almeno una volta nella vita hanno cavalcato. Compagne di viaggio, di svago, di lavoro. La bicicletta è la prima vera prova di maturità nella vita di ogni bambino. Se il primo step è un bisogno naturale, quello di camminare, il primo vero test di cui prendiamo coscienza è quello di stare in equilibrio sulle due ruote. Abbandonare le rotelline di sostegno è un gesto di coraggio, è la prima dimostrazione che sei diventato grande. La bici è alla portata di tutti, per i ragazzini è il primo strumento di indipendenza, è il complice per allontanarsi dal guinzaglio dei genitori, per andare alla scoperta del quartiere e del mondo. La bici è dei padri che pedalano per sport, ma anche delle mamme che vanno a fare shopping, sulla bici ci vanno le nonne e le zie, nella provincia italiana è il mezzo di locomozione più abituale, ci sono paesi e città intere che si spostano sulle due ruote. Ravenna o Pavia possono valere Stoccolma o Amsterdam. Da noi la bici è stata da sempre il simbolo degli operai che andavano in fabbrica. Per decenni i pendolari l'hanno lasciata e ripresa fuori dalle stazioni, in tutti i nostri paesi come se fossero tante piccole Copenaghen, dove fuori dalla Havedbanegard ci saranno duemila biciclette posteggiate, la maggior parte senza nemmeno un lucchetto perché da quelle parti, incredibilmente, nessuno le fa sparire. Alle nostre latitudini è tutto un altro discorso: la bicicletta a Milano è forse l'oggetto più rubato, c'è chi porta via persino le ruote lasciando telai abbandonati ai pali come fossero carcasse di animali nel deserto. D'altra parte la bici ha fatto parte della nostra cultura anche attraverso film come Ladri di biciclette, non a caso Film, libri, ma anche canzoni: da Dove vai bellezza in bicicletta a Sotto questo sole bello pedalare, a testi più impegnati dedicati a Bartali e Girardengo. La bici fa parte della vita di tutti noi, è lo strumento che più di ogni altro ci fa conoscere il mondo: viaggiare più velocemente che a piedi, ma più lentamente rispetto a qualsiasi altro mezzo di locomozione. La bici ti fa arrivare dovunque, anche dove non potrai mai arrivare con l'auto e il treno. Oltre ogni segnaletica stradale, oltre ogni ecopass e ogni corsia preferenziale. La bici è vita, ma purtroppo è anche morte perché ogni anno in troppi ci lasciano la pelle, per colpa soprattutto di chi non la sa rispettare. La bici è filosofia, perché solo pedalando in solitudine puoi stare con te stesso e riflettere su mille cose. La bici è romanticismo, perché chi non ha mai portato una ragazza sulla canna? La bici è fatica e non solo per chi scala il Pordoi o il Mortirolo: lo è per chi la inforca d'estate e d'inverno perché è l'unico mezzo che ti consente di arrivare in orario al lavoro, di dribblare il traffico, di non inquinare, di non avere patenti e patentini, di non avere la targa, è l'unico mezzo che può venire con te sul treno o in metropolitana. E che soprattutto ha un pregio incommensurabile: funziona sempre senza carburante. Gratis.

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