Attiriamo pensionati stranieri. Ma poi tartassiamo i nostri

Attiriamo pensionati stranieri. Ma poi tartassiamo i nostri
15 Maggio Mag 2017 15 maggio 2017

Il governo pensa a tassazioni agevolate per gli anziani in arrivo dall'estero. E non taglia le imposte agli italiani

Roma - «Continuiamo pure a creare regimi sostitutivi di favore e a far pagare Irpef progressiva agli sfigati, prima o poi ci sarà la rivolta fiscale». Così su Twitter il professore ordinario di diritto tributario a Trieste, Dario Stevanato, aveva commentato l'emendamento alla manovrina dell'ex viceministro Enrico Zanetti per «acchiappare» i pensionati esteri. In pratica, una replica della flat tax per i Paperoni stranieri ma destinata a chi, ritirandosi dal lavoro, vuole godersi il reddito da pensione senza vederselo depauperato dalle imposte.

La proposta del leader di Scelta Civica prevede un prelievo agevolato al 10% per 15 anni da riservare alle persone fisiche che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia e che non siano state fiscalmente residenti in Italia per almeno nove periodi di imposta nel corso dei dieci precedenti a quello in cui ci si sposta nel Belpaese. I trattamenti devono essere erogati da «soggetto estero», escludendo così eventuali pensionati italiani che volessero far ritorno a casa.

Insomma, il mondo contemporaneo è fatto di regimi agevolati. Ad esempio, basta pensare alle Canarie, arcipelago spagnolo nell'Oceano Atlantico. I trattamenti minimi non sono tassati e l'aliquota Irpef massima raggiunge il 15 per cento, mentre le aliquote Iva sono più basse rispetto al Continente. Inoltre a Tenerife e Lanzarote sono previsti sgravi per l'affitto di case, vantaggiosi soprattutto per gli «over 65». In Portogallo, i pensionati che trasferiscono la residenza sono esentati per 10 anni da qualunque tipo di tassazione sui redditi. Gli anziani che emigrano in Tunisia, invece, possono godere dell'esenzione fiscale sull'80% della propria pensione, mentre sul restante 20% si paga un'Irpef variabile dal 15% al 35% a seconda del reddito. In Tunisia ai pensionati italiani è assicurata una copertura medica totale e molti hanno cominciato anche a pensare ai paradisi caraibici come Santo Domingo e alla più tranquilla Costa Rica.

Includendo Bulgaria e Romania, che pure agevolano questi trasferimenti, sono oltre 9mila i titolari di assegno di vecchiaia Inps residenti in questi Paesi e, in virtù delle domande di defiscalizzazione, oltre 110 milioni di euro riescono a sfuggire all'aliquota Irpef minima del 23 per cento. Gli importi medi mensili, infatti, sono tutti molto bassi. Solo in Spagna, Portogallo e Repubblica Dominicana si superano i mille euro di assegno.

L'iniziativa di Zanetti non è certamente esecrabile: lo scopo è guadagnare qualche decina di milioni di euro tra gettito Irpef e Iva. Dall'altra parte della barricata ci sono, però, i pensionati italiani il 63,1% dei quali, a leggere sempre i dati Inps, percepisce assegni inferiori ai 750 euro. Come ha sempre sottolineato il presidente dell'istituto, Tito Boeri, questo non significa che la maggioranza sia povera in quanto molti sommano diversi trattamenti. Come detto, però, c'è la scure del 23% di Irpef che si abbatte quando il reddito medio annuo lordo supera gli 8.125 euro. E soprattutto ci sono due aliquote Iva al 10 e al 22% che rendono complicato l'accesso ai consumi (sempre sperando che con la prossima manovra si possano scongiurare gli aumenti). Questi numeri spiegano perché, al di là del valore assoluto degli assegni Inps erogati in Spagna e Portogallo, l'Anagrafe dei residenti all'estero segnali per questi due Paesi un numero di emigrati vicino alle 150mila unità.

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