Manolo Valdés, un romanzo artistico che cita i classici

Manolo Valdés, un romanzo artistico che cita i classici
18 Maggio Mag 2017 10 giorni fa

Analizzare i capolavori della storia dell'arte, selezionarne un frammento e reinterpretarlo su una scala molto più ampia, sotto forma di dipinto o scultura o tutte e due insieme: Manolo Valdés, valenciano, classe 1942, è un vero artista-esploratore. Sa che la mappa dell'arte contemporanea di oggi non può prescindere dalle coordinate del passato. Per lui si chiamano: Velázquez, Rembrandt, Matisse, Picasso. È dalla loro grammatica creativa che Valdés attinge la sintassi per costruire il suo innovativo romanzo artistico: lo vediamo ora esposto a Venezia, alla Galleria d'Arte Contini (Calle Larga XXII marzo, inaugurazione alla presenza dell'artista sabato alle 18,30, la mostra sarà aperta fino al 30 novembre: 10,30-13 e 14-19,30). Realizzata in collaborazione con Audemars Piguet, tradisce l'amore che Stefano Contini ha per il maestro spagnolo che dal 2016 rappresenta in esclusiva per l'Italia. «Una passione per l'artista e per la persona, e lo dico da collezionista prima che da gallerista», spiega.

Va detto che la scorsa settimana, quando nei vivaci giorni dell'opening della Biennale il circo dell'arte era tutto in Laguna, l'interesse per Valdés, le cui opere sono anche al Met, la MoMa, al Pompidou, si è fatto sentire: i suoi lavori da Contini ne sono esposti una quarantina, tutti di recente realizzazione hanno fatto drizzare le antenne a più di un collezionista. «È ormai chiaro che l'artista spagnolo entrerà nei libri di storia dell'arte: la sua ricerca rimarrà ben oltre le mode del momento», commenta Contini. Di certo, colpisce chi gira per Venezia: quattro sue sculture di grosse dimensioni, per una bella parentesi di arte pubblica legata alla mostra, si possono ora vedere nel giardino del Cipriani alla Giudecca e davanti all'Europa Regina sul Canal Grande.

Suggestivo l'allestimento in galleria, dove la scena è occupata dai grandi dipinti e collage accompagnati da sculture (volti di donne, cavalli) in vari materiali, tra cui ferro, alabastro, bronzo. Perfil I, del 2013, ricorda sì i ritratti di profilo del Pollaiolo, ma con l'aggiunta della tecnica del collage resa celebre da Matisse, il tutto assemblato con una grazia dal sapore antico. L'Odalisca del 2016 pare una citazione delle teste di Picasso, ma anche in questo caso è il collage che scompone e ricompone il volto e chi osserva si domanda se la creatura che ha dinnanzi sia una visione o una citazione. Valdés ci prende per mano in questo viaggio dentro la storia dell'arte: come un rabdomante, cerca il dettaglio giusto e lo sfrutta per portarci altrove. La citazione è evidente nella serie di sculture Las Meninas, ispirate al dipinto di Diego Velázquez che, come la splendida Reina Mariana del 2007, acquistano la terza dimensione e vivono nello spazio. Come le sculture con la dama a cavallo la più suggestiva: quella in legno policromo, alta due metri e mezzo, dalla collezione dell'artista cileno Claudio Bravo - dimostrano che il figurativo in pittura e scultura ha ancora tanto da dire.

Commenti

Commenta anche tu