Addio a Piombi e al suo stile da Oscar della televisione

Addio a Piombi e al suo stile da Oscar della televisione
19 Maggio Mag 2017 19 maggio 2017

Ha condotto quasi tutti i programmi storici della Rai dal Cantagiro a Sanremo. Ma non amava la tv di oggi

Sapeva vivere fuori dall'inquadratura, a differenza del collega Pippo Baudo. Anche perché la televisione non è più quella che faceva lui, ai tempi degli sceneggiati di qualità e di certe eleganti apparizioni come la sua. E adesso che Daniele Piombi, il conduttore e produttore televisivo noto per il suo aplomb che gli valse il simpatico sfottò di «smoking vestito da uomo» (copyright: Enrico Vaime), è scomparso all'età di 84 anni, molti lo rimpiangono.

Con lui, infatti, se ne va un pezzo di storia del piccolo schermo, narrato insieme al Cantagiro, a Un disco per l'estate. Manifestazioni canore molto sentite da quelli che, una volta, si chiamavano «teleutenti». Persone che potevano identificarsi nel modo di fare di Piombi, sempre garbato e preciso, pronto alla battuta, mai arrogante oppure ansiogeno. Uno della maggioranza silenziosa, insomma, che pur avendo presentato tutto il presentabile dal Festivalbar alla rubrica Viaggiare, nel 1955 in coppia con Renée Longarini, ben prima che Internet informasse sugli orari di treni e aerei non aveva mai avuto un programma suo. «Perché non sono di sinistra», diceva. E come avrebbe potuto esserlo, se non lo si vedeva mai sciatto, approssimativo o incline all'arrembaggio? La moglie Mirella, soffiata alla star del calcio Gianni Rivera allo stadio Vigorelli e sposata nel 1980 («Signorina, mi dà il suo numero di telefono, così la posso salutare?») sovrintendeva al suo abbigliamento: misurata lei, misurato lui, sono stati insieme 45 anni. E ancora, negli ultimi tempi, Piombi si occupava di radio e tv, scrivendo per La Gazzetta del Sud e cercando di organizzare il «Premio Regia Televisiva», da lui inventato nel 1960 e conosciuto come gli «Oscar Tv». Nonostante fosse arrivato alla 51ª edizione, quel premio non gli interessava più. «La tv non fa più programmi di qualità, se questa è la tv non c'è più bisogno di premiarla. Vincono da 10 anni sempre gli stessi e i critici, a volte, mi segnalano programmi osceni, che non possono essere presi in considerazione», si sfogava.

Nato il 14 luglio 1933 a San Pietro in Casale, in provincia di Bologna, in una famiglia borghese - papà ispettore del ministero della Pubblica istruzione, mamma professoressa -, il suo amore per lo spettacolo e per il giornalismo risale agli anni universitari, quando si mettevano in piedi riviste studentesche con la complicità dei professori più motivati. Iscritto a Scienze Politiche all'Università di Firenze, ebbe per docente di storia Giovanni Spadolini. A iniziarlo allo showbiz pensò un impresario di Modena, che gli offrì di presentare una tournée dei sei cantanti in gara al festival di Sanremo del 1956. Gian Stellari notò quel ragazzo di bell'aspetto, con parlantina sciolta e lo invitò a sostenere un provino alla Rai di Torino. Doveva improvvisare una telecronaca. «Lei è alla stazione di Tarvisio e sta arrivando un treno di profughi provenienti dall'Ungheria», dettarono il tema i selezionatori. Lui andò a briglia sciolta. «Abile improvvisatore adatto per il giornalismo», scrissero sulla scheda i selezionatori, ritenendolo inidoneo a presentare. Nel 1955, invece, ecco la prima conduzione: si trattava della rubrica Viaggiare. In onda sul primo canale il lunedì sera, dopo il film, informava i viaggiatori sulle mete turistiche, gli orari, gli itinerari dell'Alitalia, prima che questa diventasse un pozzo di guai...

Nel carniere di Daniele Piombi, intanto che la televisione assume maggiore importanza nel costume nazionale, si stiperanno Canzonissima, cinque edizioni del Festival di Napoli, cinque edizioni del Festival di Castrocaro e tre di quello di Sanremo. «Mi accorgo dell'importanza della televisione e mi viene l'idea d'inviare un tagliando ai giornalisti che si occupano di tv sui maggiori quotidiani e settimanali italiani per chiedere quale sia, per loro, la migliore regia televisiva dell'anno», spiegava a proposito del «Premio Nazionale Regia televisiva», che poi si allargherà a presentatori e artisti internazionali, gemellandosi con Tv Sorrisi e Canzoni e con I Telegatti. Una persona squisita in meno, che Oronzo Canà, nel film L'allenatore nel pallone, avrebbe fatto giocare come «ala fluidifichente».

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