Fca nella morsa Ue-Usa Anche l'America pronta a fare causa sul diesel

19 Maggio Mag 2017 7 giorni fa

Il Lingotto: «Ci difenderemo, nulla di illegale, migliorato il software». Titolo ancora giù: -3,1%

Lo spettro della scandalo emissioni non dà pace a Fca. E così il gruppo si trova stretto nella morsa delle autorità Ue e di quelle Usa. A 24 ore dall'avvio della procedura d'infrazione da parte della Commissione europea (due mesi di tempo al governo italiano per fornire chiarimenti sulle emissioni di ossidi d'azoto della Fiat 500X), a rifarsi vivi sono gli americani. Washington, secondo Bloomberg, si appresterebbe a fare causa al gruppo guidato da Sergio Marchionne se - e solo se - dovessero fallire i negoziati da tempo (almeno un anno e mezzo) in corso sulla violazione presunta delle leggi sulle emissioni.

Fca, da parte sua, punta a una soluzione «giusta». «In caso di processo - così una nota di Fca Us - l'azienda si difenderà con forza, in particolare contro eventuali accuse che siano stati deliberatamente installati impianti di manipolazione per aggirare i test sulle emissioni. L'azienda ritiene che un'eventuale procedura legale sarebbe controproducente in considerazione dei colloqui in corso con Epa e Carb (le Agenzie per l'ambiente Usa e della California, ndr). Si continua a lavorare per risolvere le preoccupazioni delle agenzie in modo rapido e amichevole. E sono state implementate migliorie alle calibrazioni del software che l'azienda ritiene rispondano alle preoccupazioni di Epa e Carb, mentre è attualmente nelle fasi finali la richiesta di certificazione normativa per i Model year 2017 di Jeep Grand Cherokee e Ram 1500 diesel equipaggiati con tali calibrazioni aggiornate. Fca Us prevede anche che tali calibrazioni del software migliorino le prestazioni in termini di emissioni, senza alcun impatto su prestazioni e consumi dei veicoli». Quando il caso esplose, Marchionne rispedì al mittente le accuse e rifiutò categoricamente ogni paragone tra il suo gruppo e Volkswagen. «Chi lo fa ha fumato qualcosa di illegale», sbottò all'epoca.

In Borsa, intanto, il titolo continua a soffrire. Alla perdita di mercoledì (-4,6%) si è aggiunta quella di ieri: -3,11% a 9,36 euro. La preoccupazione del mercato guarda soprattutto agli Usa dove sembra inevitabile una multa nei confronti di Fca. C'è chi ipotizza possa ammontare tra 1 e 2 miliardi di dollari, rispetto ai 4,6 miliardi paventati tempo fa. «Più che la sanzione - puntualizza un analista - sarà importante conoscere quali richieste aggiuntive potrebbero fare le autorità Usa per i 104.000 veicoli sotto inchiesta, tra richiami e modifiche eventuali. E quali costi avrebbero. Per Volkswagen, a esempio, il maggior esborso è arrivato proprio da queste voci».

Ma il presidente Donald Trump non aveva in programma un allentamento delle costose normative green sulle emissioni? E la nomina di Scott Pruitt al vertice dell'agenzia Epa non andava in questa direzione? Cambiare il capo dell'agenzia non significa bloccare tutto. L'ordinaria amministrazione, infatti, è portata avanti dai tecnici dell'organismo, la maggior parte dei quali appartenenti ancora all'organizzazione voluta da Barack Obama. Trump, inoltre, in questo momento ha altri problemi a cui pensare. Per non parlare dell'occupazione e dei posti in più promessi nell'auto, con Ford che invece taglierà circa il 10% della forza lavoro in Nord America (e in Asia) per aumentare i profitti e sostenere il prezzo delle azioni (-40% da quando c'è Mark Fields al volante).

La querelle Europa-Italia registra, invece, nuove reazioni politiche. Stefano Maullu (FI), membro della Commissione Ue per l'Ambiente, afferma: «Berlino chiama, l'Ue risponde, verrebbe da dire; la vicenda Fca è completamente diversa dal Dieselgate. Che Bruxelles chieda chiarimenti è legittimo, come pare evidente che il comparto automotive tedesco abbia un peso specifico significativo che sta mettendo in campo con ogni mezzo».

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