Guerra sulla legge elettorale Primo stop al blitz renziano

Guerra sulla legge elettorale Primo stop al blitz renziano
19 Maggio Mag 2017 19 maggio 2017

Slitta al 5 giugno l'inizio dell'esame del Rosatellum Il Pd strappa solo un impegno sui tempi contingentati

Lo scontro politico sulla legge elettorale potrebbe determinare una conseguenza inaspettata: una nuova «rottamazione» di Renzi a causa delle divisioni trasversali causate in Parlamento dal Rosatellum, la proposta di legge elettorale semimaggioritaria avanzata dal Pd. Innanzitutto, ci sarà uno slittamento dei tempi: il testo andrà in Aula a Montecitorio dal 5 giugno, secondo il compromesso raggiunto dalla conferenza dei capigruppo. Nonostante non si possano contingentare i tempi, le forze politiche si sono impegnate ad approvare la legge entro il mese. Niente blitz per Renzi, ma un sostanziale «pareggio».

Vale la pena raccontare lo svolgersi di una giornata alquanto particolare. Ieri durante una lunga riunione dell'ufficio di presidenza della commissione Affari Costituzionali il relatore, il renziano Emanuele Fiano, ha chiesto che il testo base della riforma venisse adottato in serata in modo da rispettare la calendarizzazione in Aula prevista per il 29 maggio, sebbene sul già bocciato testo proporzionale del presidente della prima commissione, Andrea Mazziotti (Sc). Il primo a sparigliare le carte è stato il capogruppo di Ap, Maurizio Lupi. «Il Pd deve dare la possibilità a tutti di entrare nel merito della proposta: ho chiesto di slittare il calendario di una settimana, al 5 giugno». Quella che sembrerebbe un'innocua richiesta di una pausa di riflessione è un cavallo di Troia degli alfaniani che non vogliono scomparire causa elevata soglia di sbarramento. Il regolamento della Camera prevede che i tempi di discussione in Aula si possano contingentare solo nel mese successivo a quello in cui su un dato provvedimento si è tenuta la discussione generale. Ecco perché il Pd, per bocca del suo capogruppo Rosato, non era disposto ad andare oltre il 31 maggio. Il rischio è che il Senato non riesca a sbrigarsi prima della pausa estiva con il rischio che la legge elettorale possa sovrapporsi alla fibrillazioni della legge di Bilancio. È stato Mazziotti stesso a chiedere lumi sulla possibilità di iniziare la discussione il 29 maggio incontrando il presidente della Camera Boldrini che ha successivamente convocato la conferenza dei capigruppo dalla quale è uscita la soluzione di compromesso. L'onore di Renzi si può considerare salvo, anche se bisognerà fare i conti con la responsabilità delle forze politiche e soprattutto dialogare con loro.

A Montecitorio il Pd può contare su una larghissima maggioranza potendosi appoggiare anche sul sì di Ala-Sc e sulla collaborazione della Lega Nord, favorevolissima al maggioritario per capitalizzare al massimo il serbatoio di voti settentrionale. «La legge che Renzi ha scritto da solo sottrae consensi ai partiti e mortifica la democrazia», ha dichiarato Francesco Paolo Sisto (Fi). «Il popolo scelga i parlamentari e subito al voto», ha commentato Giorgia Meloni, leader di Fdi.

Ammesso che alla Camera tutto vada secondo le previsioni, a Palazzo Madama il Rosatellum avrà vita dura. Il leader di Mdp, Pier Luigi Bersani, ha bocciato senza appello la proposta del Pd definendola «l'ennesima e pasticciata invenzione dell'ultima ora». Secondo l'ex ministro, «se ci fosse senso di responsabilità, si sarebbe presentato un sistema che avesse già dimostrato di funzionare: basta con le invenzioni ad usum delphini». Bersani ha fatto riferimento alla moderata apertura di Giuliano Pisapia e Romano Prodi, due guru delle «ammucchiate» di sinistra, nei confronti della leadership renziana di fatto sfiduciando il segretario Pd ancora una volta. Alla contrarietà di Mdp, che è in maggioranza, bisogna aggiungere quella della Federazione della Libertà, il gruppo costituito al Senato da Gaetano Quagliariello (Idea) che ha sottratto due senatori ad Ap. Ipotizzando la partecipazione al voto dei senatori a vita e l'astensione del presidente Grasso, allo stato attuale è prevedibile un 160 a 159 per il sì, dunque la maggioranza non sarebbe raggiunta.

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