"Io, stuprata sei anni fa: così lo Stato mi ha abbandonato"

Io, stuprata sei anni fa: così lo Stato mi ha abbandonato
19 Maggio Mag 2017 3 giorni fa

Il racconto choc della donna stuprata a Torino e rimasta senza risarcimento perché l'aggressore è indigente. La donna: "Avrei usato un'arma"

Una lotta contro lo Stato. Una lotta per ottenere il risarcimento che il suo aggressore non può dargli perché indigente e che lei, stuprata nel 2011, ora pretende dalle casse statali. "La battaglia legale che sto facendo - ha detto la donna in una intervista a Repubblica - per l’indennizzo è per sensibilizzare tutte le donne che stanno passando quello che è accaduto a me. Ma è anche una rivalsa nei confronti dello Stato, perché lo Stato non mi ha tutelato quando sei anni fa sono stata aggredita da uno stupratore seriale e adesso mi ha abbandonata, non assicurandomi nemmeno un risarcimento".

La violenza avvenne vicino a Torino, in un garage. "Ho pensato che mi avrebbe uccisa, adesso convivo con una ferita che non si rimarginerà mai - spiega - Non sono più la stessa, non sono riuscita nemmeno con la psicoterapia a elaborare quello che ho vissuto: ormai giro solo con uno spray al peperoncino in tasca e mi guardo sempre attorno".

Il fatto è che, dopo la condanna del 40enne colpevole dello stupro, l'uomo non l'ha risarcita. Come avrebbe docuto fare. Il motivo? È indigente. E così la donna ha fatto causa alla Presidenza del Consiglio dei Ministri in base alla direttiva europea del 2004 che obbligherebbe (il condizionale è d'obbligo) Stati membri a garantire un "adeguato ed equo indennizzo" alle vittime di reati violenti, siano essi subire un omicidio o essere stuprata.

Il Tribunale torinese ha respinto il ricorso della 40enne perché, a dire dei giudici, prima di intentare la causa contro lo Stato la donna avrebbe potuto cercare altre vie per ottenere i soldi dal suo aguzzino. "Quell’uomo non ha nulla. Per giunta si deve pagare un bel po’ per fare un’ingiunzione di pagamento: sarebbe stato inutile visto che avremmo trovato solamente un conto vuoto". Niente da fare. "Mi sono sentita abbandonata. È vero che il mio aggressore ha avuto una pena molto alta, otto anni e due mesi con l’abbreviato, ma la condanna si è alzata perché in Italia la rapina a mano armata è punita più severamente dello stupro. Inoltre era recidivo, era già stato cinque anni in carcere per violenza sessuale e dopo di me ha aggredito altre ragazze. Io non so cosa si possa fare, non so se sia giusta la castrazione chimica per esempio, ma stiamo parlando della sicurezza delle persone".

Il racconto di quella maledetta sera di Torino è agghiacciante. Ricordare quando è stata stuprata addolora ancora la donna: "Ero tornata a casa verso le tre e mezza dopo una serata in discoteca - racconta la donna a Repubblica - Avevo appena messo la macchina in garage quando ho visto quell’uomo incappucciato che mi aveva seguito senza che me ne accorgessi. Ho provato a urlare ma non è uscita la voce. E pensare che i miei stavano dormendo al piano superiore. Mi ha minacciato con un coltello, “Ti ammazzo” diceva. Gli ho detto di prendere quello che voleva, che potevo accompagnarlo a prelevare con il bancomat. Invece si è abbassato i pantaloni. Non si è però accorto del telefonino che avevo in tasca, ho provato a fare delle chiamate ma non c’era campo là sotto. Tante volte ho pensato che se avessi avuto un’arma l’avrei usata. Alla fine ho scritto “aiuto” in un sms che è partito quando sono uscita dal garage. Ma lui era già fuggito".

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