Juve, dalla triade al tris al sogno del triplete

Juve, dalla triade al tris al sogno del triplete
19 Maggio Mag 2017 19 maggio 2017

I tre manager di Calciopoli, la 3ª coppa, il terzo titolo di Allegri e finale Champions il 3 giugno

Marcello Di Dio

Roma Una volta c'era la triade Moggi-Giraudo-Bettega, sinonimo di vittorie, soprattutto italiane per la verità, per un periodo lungo prima che Calciopoli - undici anni fa - non portasse alla rivoluzione in casa bianconera. La lenta ricostruzione, iniziata con il purgatorio in B, l'approdo della nuova triade con l'allora virgulto Andrea Agnelli, figlio di Umberto, che non ha mai rinnegato i suoi predecessori e che ha chiamato l'amico Nedved e Beppe Marotta, e la Juventus è tornata grande.

Il tre è un numero ricorrente dalle parti di Vinovo e mai come quest'anno di attualità: tre sono stati tra il 2012 e il 2014 gli scudetti di fila di Conte, tre le Coppe Italia consecutive (un record) del successore Allegri, tre i titoli e i «double» campionato-trofeo nazionale che il tecnico toscano sta per conquistare (Crotone o Bologna, le ultime avversarie nel percorso della serie A, permettendo). Ma tre è anche il numero massimo di gol subiti in stagione in tre dei ko stagionali (Genoa, Napoli in Coppa e Roma). Risultati cancellati nella gara successiva e spesso rimasti episodi isolati di una stagione con poche macchie e tante luci. Tre, infine, è anche il numero di maglia di Chiellini, capitano nella notte dell'Olimpico che ha sollevato il primo trofeo stagionale. E tanto per restare a quello che è considerato il numero perfetto, squadra, dirigenti, società e tifosi ora sognano il triplete. Da completare il tre di giugno (un altro segno del destino) a Cardiff e diventare così padroni d'Europa oltre che d'Italia.

Dalla triade alla triade, la fame di vittorie della Juve è rimasta la stessa. Anzi, è pure aumentata. Perché se come dice Capello, quella Juve pre Calciopoli di cui era l'allenatore era fortissima «anche se l'unico rammarico è stato non imporci in Europa», l'asticella si sta sempre alzando. E la seconda finale di Champions in tre anni, dopo la sfortunata semifinale di Europa League del 2014, dimostra il ritrovato feeling bianconero con le competizioni continentali. Ma siccome Allegri e la sua truppa preferiscono fare un passo alla volta, si pensa solo al prossimo appuntamento. Previsto, guarda caso, fra tre giorni, avversario il Crotone. Dieci minuti dopo aver ricevuto la medaglia di vincitore dal presidente Figc Tavecchio, il tecnico aveva già voltato pagina. «Chiuso il capitolo della Coppa, ora c'è da chiudere il campionato», il messaggio forte e chiaro dell'allenatore. Ancora alle prese con le sirene della Premier, ma per ora deciso a continuare la sua avventura in bianconero.

La notte dell'Olimpico finisce con Paulo Dybala che raggiunge il pullman della squadra portando la Coppa. E con Bonucci, che sta vivendo la sua stagione più brillante anche dal punto di vista realizzativo, che suona la carica: «Abbiamo ritrovato subito le nostre qualità dopo il ko con la Roma. Più che le critiche arrivate dall'esterno, è contata la reazione di ognuno di noi a una partita non degna dei giocatori che siamo. Alla base di tutto c'è sempre la voglia di sacrificarsi da parte di tutti, il segreto delle vittorie della Juve è il gruppo, dentro e fuori dal campo. Il Real? Per ora pensiamo al Crotone e a chiudere il discorso scudetto. Non è mai noioso vincere e festeggiare, è nel dna della Juve, quest'anno abbiamo la possibilità di farlo tante volte, sta a noi sfruttarla e portare a casa tutto». Perché il tre è il numero perfetto per chi vuole essere invincibile...

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