La rivolta di Fi e Lega contro il nuovo piano: «È imposto dall'alto»

19 Maggio Mag 2017 19 maggio 2017

«Firma» disertata: il progetto è stato pensato senza tener conto di esigenze e tensioni locali

Se 76 Comuni ieri hanno aderito al patto per «un'accoglienza equilibrata, sostenibile e diffusa», ce ne sono altrettanti, 58 per la precisione, che non hanno firmato. Sono amministratori di Forza Italia e della Lega, e qualcuno del Pd, in campagna elettorale, che si è auto attribuito una «moratoria elettorale». I numeri la dicono lunga sulla situazione: la metà degli amministratori - 134 in tutto del Milanese - sono contrari. Ma non si voltano dall'altra parte, come è stato detto. Diverse le motivazioni che stanno dietro a un «no» ponderato e altrettanto responsabile.

«I sindaci di Forza Italia non hanno firmato il documento - spiega Graziano Musella, sindaco di Assago e coordinatore provinciale di Forza Italia - in quanto il Governo non ha mai risposto alla nostra richiesta di potenziare le forze dell'ordine e di inviare dei militari nei comuni dell'hinterland, come ha fatto, invece, per la città di Milano. Saremo, quindi, in forte difficoltà nel gestire un impatto così forte dal punto di vista dell'ordine pubblico e della sicurezza».

Si parla infatti di 2692 arrivi adesso, e di una previsione di oltre 5mila migranti fino al 31 dicembre 2018, per un impegno economico da parte del governo di almeno 150 milioni di euro complessivi. Una cifra enorme. I sindaci che sono fuori dal coordinamento chiedono a Roma di avere la possibilità di sbloccare il Patto di Stabilità, dello stesso importo, per poter investire in servizi sociali, case popolari, assunzione, vigili, ristrutturazioni.

A essere contestata è anche la provenienza dei migranti: «Non si tratta di siriani ed eritrei, aventi diritto di protezione internazionale: circa il 70 per cento arriva da Nigeria, Costa d'Avorio, ovvero paesi dove non ci sono guerre né persecuzioni» sostengono.

Per gli amministratori della Lega, una decina, che ieri hanno manifestato in corso Monforte, «prima vengono i problemi e i bisogni dei cittadini - spiega Paolo Grimoldi, segretario del Carroccio - questi milioni si potevano utilizzare per dare maggiori servizi ai cittadini in difficoltà». «Per noi - ha spiegato il primo cittadino di Parabiago Raffaele Cucchi - è uno sforzo insostenibile, non abbiamo le risorse. Il nostro personale sarebbe chiamato a fare un ulteriore lavoro che già oggi non riesce a sostenere».

Presente al presidio anche il capogruppo della Lega a Palazzo Marino, Alessandro Morelli: «I sindaci leghisti - ha spiegato - rifiutano questa presunta accoglienza di presunti profughi, visto che al 70% risulteranno clandestini. Il Prefetto vuole imporre un progetto senza condividerlo con i sindaci, che sono stati eletti dai cittadini a differenza del prefetto». Infine un richiamo al governo che sta mettendo in atto il blocco navale in occasione del G7 di fine mese. «Noi siamo anche qua per ringraziare il ministro Minniti perché finalmente dà prova - continua Morelli- che le frontiere possono essere chiuse, peccato che Minniti e il Pd lo facciano solo per difendere i grandi della terra» polemizza riferendosi alle misure previste durante il G7 a Taormina.

Difende il protocollo e la scelta Siria Trezzi, sindaco di Cinisello Balsamo (Pd) e vicepresidente di Anci Lombardia: «Cinisello è diventata una città grazie all'immigrazione. L'hub di Bresso, a due passi dal nostro comune, ospita 350 migranti, con un carico quindi non paragonabile agli altri territori. Noi firmiamo per salvaguardare i nostri cittadini e i migranti, grazie al percorso di accoglienza portatore di valori comunitari, solidarietà e umanità. È un dovere istituzionale e morale e chi non ha firmato non può pensare di essere esentato».

MBr

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