La rabbia di Ismail: "Solo e abbandonato"

La rabbia di Ismail: Solo e abbandonato
20 Maggio Mag 2017 20 maggio 2017

Fino al 2015 in Tunisia col padre. Poi la vita da senza tetto in Italia

Milano - Spossato. Con la disperazione di chi da un pezzo è alla deriva. «Sono solo e abbandonato» ha dichiarato agli investigatori subito dopo l'arresto. Non è certo un enigma per psicoterapeuti dalla diagnosi cervellotica e affilata Tommaso Bèn Ismail Hosni. Un tipo alla Joachim Herrmann, per intenderci, salito su un treno locale verso Wurzburg, nella Germania del Sud, armato di ascia, coltelli, oggetti appuntiti, ha cominciato a colpire dei passeggeri. Il ragazzo italo-tunisino, arrestato giovedì sera in stazione Centrale, è considerato dagli inquirenti «un disadattato da manuale» e «con una vocazione religiosa». Che non avrebbe agito però per motivi terroristici, ma per rabbia. Tanta rabbia da sfogare, «da incanalare in una direzione qualsiasi».

In realtà questo ragazzo di 20 anni è sempre stato molto più Ismail che Tommaso. Il questore Marcello Cardona ha spiegato ieri mattina che è nato in Italia il 17 agosto 1996 da madre pugliese di Ischitella (Foggia) e padre tunisino, quindi ha vissuto solo con il genitore, già arrestato per violenza su minori, in Tunisia fino a due anni fa. Lì il suo punto di riferimento affettivo è la nonna che lo spinge a prendere il diploma di terza media.

A un certo punto, decide di trasferirsi in Italia dove vive anche una zia, e per farlo chiede e ottiene aiuto all'ambasciata italiana. «Sono anche italiano, sono giovane, volevo lavorare», così ha motivato ieri al suo difensore d'ufficio Giusi Farina la volontà di venire nel nostro Paese. Prima trascorre un periodo nel Foggiano, con la madre («I nostri rapporti sono inesistenti, non mi ha mai cercato» ha spiegato agli investigatori) ma decide di lasciare il paesino per cercare fortuna a Milano dove vive «in strada».

Una volta qui di norma Tommaso bighellona per la stazione Centrale dove lo conoscono un po' tutti. Ed è proprio lì che viene arrestato lo scorso dicembre per spaccio e poi processato per direttissima.

Il questore lo ha definito: «una sorta di nomade, proveniente da una famiglia difficile, che viveva in una specie di auto, ma non è uno squilibrato, tant'è che la Procura non ha richiesto alcuna perizia psichiatrica». È stato proprio questo «nomade» giovedì sera a condurre gli inquirenti a Quarto Oggiaro, dentro un furgone che da un pezzo era il suo giaciglio. Un mezzo che, però, potrebbe non essere il solo mezzo utilizzato per dormire negli ultimi mesi dal 20enne, di fatto senza fissa dimora. Tommaso Ismail probabilmente passava la notte nei veicoli che scassinava di volta in volta. Proprio su questo stanno indagando gli investigatori della Digos, della Polfer e della squadra mobile, impegnati a ricostruire la sua storia. Sono in corso verifiche anche sulla sua eventuale esperienza lavorativa presso McDonald's, da lui indicata nel profilo Facebook.

Intanto, mentre il militare ferito dall'italo-tunisino alla gola e al torace ha perso almeno un litro di sangue e resta ricoverato all'ospedale Sacco in condizioni critiche, Massimiliano Pirola, segretario provinciale del Sap (Sindacato autonomo di polizia) ieri ha fatto visita al collega, l'agente scelto 30enne della Polfer, colpito a un braccio.

«Lo spray al peperoncino, che dovrebbero avere in dotazione dal Dipartimento la Polfer, le Volanti e tutte le pattuglie a piedi, da tre mesi è inutilizzabile perché scaduto e mai sostituito da una nuova fornitura - spiega Pirola - Anche il sotto camicia antiproiettile, che tutti abbiamo in dotazione, ma viene utilizzato a discrezione di ciascuno, dovrebbe diventare obbligatorio per tutti coloro che fanno servizio all'esterno. Salverebbe molte vite».

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