Meno scettici, gli italiani restano europeisti

Meno scettici, gli italiani restano europeisti
20 Maggio Mag 2017 8 giorni fa

Sale il numero di giovani e istruiti che danno giudizi positivi sull'Ue

L'Unione europea è tornata al centro dell'attenzione del pubblico. Dell'elettorato nel suo insieme e di diversi leader politici. Molti ne prospettano il rilancio. Svariati indicatori tendono a suggerire l'esistenza di questo fenomeno, in vari contesti europei e anche per quanto riguarda l'opinione pubblica del nostro Paese.

In realtà gli italiani sono tradizionalmente stati nel passato il popolo più «europeista» del continente. I livelli di consenso manifestati nei confronti delle istituzioni comunitarie hanno infatti fatto registrare, specie all'inizio del percorso comunitario, tra i valori più elevati e si sono mantenuti per lungo tempo così. Poi, specie con l'inizio della crisi economica del 2008, il supporto nei confronti della UE è andato progressivamente diminuendo, toccando di recente il livello minimo, sotto al 30%, dopo avere raggiunto in passato anche l'80%. Il trend di contrazione dei giudizi positivi nei confronti della UE è proseguito negli ultimi anni in modo regolare, con continue correzioni all'ingiù.

Oggi l'andamento sembra essersi invertito, con una significativa crescita dei consensi, che pure rimangono a livelli medio-bassi. Naturalmente, nessuno può sapere se si tratta di una vera e propria inversione del trend negativo oppure di un episodio isolato. Dipenderà anche molto dalle politiche che gli stati europei e i loro leader assumeranno in futuro. E dall'andamento del contesto economico generale.

Sta di fatto che la percentuale di chi esprime un giudizio positivo sull'UE, dopo avere segnato nel 2016 il valore più basso in assoluto, ha ripreso quota negli ultimi mesi, raggiungendo oggi il 35%. Con anche questa è una novità un 7% di intervistati che si azzarda a manifestare una opinione «molto positiva». È quanto emerge da un sondaggio effettuato dall'Istituto Eumetra Monterosa, intervistando telefonicamente un campione rappresentativo della popolazione italiana con età superiore ai 17 anni. Risultano relativamente più fautori della UE i giovani in età lavorativa, coloro che detengono un titolo di studio più elevato e chi esercita professioni come impiegati, insegnanti e commercianti. Insomma, gli strati che possiamo considerare come più centrali socialmente. Viceversa, permane un diffuso scetticismo verso la UE tra i settori che potremmo definire più «marginali«: gli anziani oltre i 65 anni, le casalinghe, gli operai e chi è in cerca di prima occupazione.

Sul piano degli orientamenti politici, si rileva una maggiore approvazione per la UE tra chi esprime l'intenzione di votare per il Pd, mentre sul lato opposto si registra una forte (e forse prevedibile) criticità nell'elettorato del M5S. Ma ed è un fatto significativo manifesta un atteggiamento più critico e sfiduciato verso l'Europa anche chi si interessa meno delle vicende della politica e ha maturato la decisione di astenersi alle elezioni. C'è insomma una consistente «area grigia» di ostilità alla UE tra quanti si pongono in misura più accentuata ai margini della vita politica e sociale e vedono di conseguenza le istituzioni comunitarie come lontane, se non ostili. L'atteggiamento di perplessità nei confronti dell'Europa, comunque riscontrabile in buona parte dell'elettorato del nostro Paese non significa che si vogliano abbandonare del tutto le istituzioni comunitarie. Di fronte a un quesito che evoca l'uscita dall'UE, infatti, la grande maggioranza del campione intervistato, dichiara di volere conservare l'appartenenza alla UE. È vero che permangono aree relativamente vaste di scetticismo nell'elettorato di Forza Italia, della Lega e del M5S. Ma anche in questi ambiti politici la maggioranza degli intervistati dichiara di volere proseguire l'esperienza della UE.

Insomma, l'Europa gode ancora del consenso della popolazione del nostro Paese. Non tanto l'Euro in sé che viene visto sempre più criticamente quanto il complesso delle istituzioni comunitarie. A patto, però, che queste ultime intraprendano la strada del rinnovamento, della maggiore efficacia e «vicinanza» ai cittadini del Vecchio Continente.

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