MEDICINA E SALUTE

31 Maggio Mag 2017 31 maggio 2017

di Luigi Cucchi

Se c'è una cosa difficile da descrivere è il dolore: localizzato, pulsante o sordo? Spesso i pazienti sono in difficoltà durante le visite mediche e sembra che l'incapacità nell'esprimere a parole i propri disturbi condanni una parte degli italiani a dover convivere con emicrania, mal di schiena e spasmi. Il 30% della popolazione con un basso grado di istruzione tende a convivere con il dolore cronico, anche se pesante. Invece l'80% di chi ha un'istruzione più alta riesce a risolvere il problema.

«Con una migliore capacità di comunicare con il medico - spiega Paolo Marchettini, direttore di Terapia del dolore del Centro diagnostico italiano di Milano e docente di Fisiopatologia del dolore alle università di Lugano e di Firenze - chi ha un basso livello culturale tende a trascurare il problema e, anche quando si rivolge allo specialista, ha difficoltà a descrivere i sintomi, spesso amplificati da stati d'ansia legati a contesti socio-economici più problematici. La diagnosi di dolore infatti è spesso complicata da fattori ascrivibili alla sfera psicosomatica che, specie in assenza di evidenze cliniche, possono indurre a una sottovalutazione o addirittura alla negazione dei sintomi. Disturbi come cefalee ricorrenti o croniche, mal di schiena, dolori pelvici, fibromialgia sono sovente amplificati, complicati e talvolta indotti da stress, stati d'ansia o depressioni, che non sempre sono percepiti da chi ne soffre».

Occorre quindi che la comunicazione con il medico vada oltre i tradizionali schemi clinici. «Ma riferire in modo razionale e sintetico sintomi diversi e complessi non è facile. È bene che il paziente sia preparato alla visita da una sorta di vademecum, che aiuta ad indagare non solo gli aspetti clinici di un disturbo ma anche quelli psicologici». Qualche esempio? «Se attraversate un momento difficile, un divorzio, un lutto, la perdita del lavoro, comunicatelo, così come segnalate senza reticenze comportamenti come dipendenze da alcol, da farmaci o da gioco d'azzardo o problemi legati alla sfera sessuale. Se i sintomi di dolore sono diversi, partite da quello che avvertite come il più grave, quello che vorreste far sparire per primo. Dite anche se avete letto informazioni su Internet. In sintesi, se il medico è informato anche sul vostro stato dell'umore potrà valutare al meglio gli accertamenti utili alla diagnosi».

In Italia 12 milioni di persone sono a rischio o soffrono di malattie croniche. Il mal di schiena è una delle prime cause di accesso al proprio medico. Tra le patologie croniche più ricorrenti c'è l'osteoartrosi, che coinvolge più di 4 milioni di italiani. Il 70% dei problemi osteoartrosici è legato alla lombalgia. Poi ci sono la cefalea, che affligge 2 milioni di italiani, e i dolori neuropatici periferici, una complicanza del diabete. Nel grande mondo del dolore cronico, contrariamente a quanto molti ritengono, solo il 10% ha origini neoplastiche. A causa del progressivo invecchiamento della popolazione, le malattie croniche si moltiplicheranno e saranno sempre più numerosi i casi di diabete, ipertensione, disturbi cognitivi e artrosi che ha una incidenza del 40% oltre i 64 anni.

Il dolore cronico cresce in modo esponenziale, soprattutto quello osteoarticolare. Ma i casi di mal di schiena, in generale la lombalgia, coinvolgono anche tante fasce di giovani adulti. Perché non va mai sottovalutato il dolore? Perché è un campanello d'allarme, indica generalmente l'esordio di una malattia. Quando è cronico occorre una terapia farmacologica, chirurgica e cognitivo-comportamentali. Tra i pionieri nella lotta al dolore c'è il medico milanese, deceduto dieci anni orsono, Mario Tiengo, che istituì e diresse al Policlinico di Milano la prima clinica antalgica. L'Italia è il primo Paese al mondo ad aver accolto le indicazioni dell'Organizzazione mondiale della Sanità, con la legge 38, varata nel 2010.

Una legge fortemente voluta dal professor Umberto Veronesi, allora ministro della Sanità. Ancora oggi non esiste però in Italia una rete clinica per la gestione del dolore e neppure, come stabiliva la legge, sono stati definiti dei percorsi formativi per i medici e l'accesso semplificato ad alcuni farmaci.

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