Quando la lotta tra partigiani e fascisti insanguinò inutilmente Bologna

Quando la lotta tra partigiani e fascisti insanguinò inutilmente Bologna
3 Giugno Giu 2017 22 giorni fa

Nel settimo volume di Storia della guerra civile in Italia di Giorgio Pisanò (1924-1997) in edicola con il Giornale da oggi (a 9,90 euro più il prezzo del quotidiano) il giornalista, che per primo ha ricostruito la storia del sanguinoso periodo compreso tra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945, mette in luce alcuni degli episodi più cruenti dello scontro tra fascisti e partigiani nella Pianura Padana. Soprattutto a Bologna. Il saggio, infatti, si apre con una accurata descrizione degli scontri avvenuti nella città a partire dall'ottobre del 1944.

I partigiani iniziarono una complessissima operazione per introdurre nei quartieri bombardati della periferia, che erano semi abbandonati, il maggior numero di guerriglieri possibile. Era un piano concordato con gli Alleati nella prospettiva di un rapido attacco al capoluogo. L'attacco però non ci fu e la concentrazione di truppe partigiane portò soltanto a uno stillicidio di attentati. Perché una operazione di infiltrazione così brillante non venne sfruttata in modo militarmente più efficace? Pisanò adombra il dubbio che sostanzialmente gli Alleati sacrificarono i partigiani senza pensarci troppo. Di certo il 7 novembre del 1944, quando i fascisti localizzarono le basi dei partigiani si sviluppò una vera e propria battaglia. Fu uno scontro cruento in cui entrarono in azione anche un carro armato e l'artiglieria. Alla fine i partigiani riuscirono a sganciarsi. Ma tra le macerie dell'Ospedale Maggiore vennero trovati i corpi di molti militi fascisti che i gappisti avevano rapito e ucciso. Uccisioni sempre accuratamente messe sotto il tappeto dal mito resistenziale.

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