Dylan manda il suo discorso: "La mia non è letteratura"

Dylan manda il suo discorso: La mia non è letteratura
6 Giugno Giu 2017 06 giugno 2017

E così la telenovela è finita. Bob Dylan ha mandato agli accademici del Nobel il suo discorso di ringraziamento e ora può accettare serenamente i quasi 900mila euro del premio. Che storia strana... Non bastasse la polemica che ha reso lividi fior di scrittori perché il premio è andato a una rockstar, Dylan stesso ha (come al solito del resto) spiazzato tutti. Non ha fatto dichiarazioni, non ha ringraziato nessuno salvo poi esclamare: «Non ci posso credere». Non è andato alla cerimonia di premiazione perché, dixit con un pizzico di criptica maleducazione: «Ho un altro impegno», inviando in Svezia Patti Smith che, insolitamente impacciata e commossa, ha eseguito il classico dylaniano A Hard Rain's A Gonna Fall.

Insomma, finalmente tutto si è risolto, c'è il testo del discorso in cui il cantautore - impegnato da anni in una tournée mondiale senza fine - ringrazia e saluta. «Il discorso è straordinario e, come ci si poteva aspettare, eloquente - dice il Segretario permanente del Nobel Sara Danius - ; ora che il discorso è stato letto dall'Accademia, è tutto regolare e Dylan è a tutti gli effetti un premio Nobel». Se si leggono però alcuni passi del discorso del poeta di Duluth, si rimane ancora una volta sorpresi. Il messaggio è arrivato con un audio link e Dylan, alla faccia di tutti, ha spiegato di non considerarsi uno scrittore o un letterato. «Non appena ho vinto il premio - scrive - mi sono subito domandato quale legame ci fosse fra le mie canzoni e la letteratura». Poi ha citato i suoi artisti preferiti, tra cui Buddy Holly che «mi ha cambiato la vita» e i suoi libri preferiti: Moby Dick, l'Odissea e Niente di nuovo sul fronte occidentale. Infine si è lanciato in un interessante digressione scrivendo: «Le canzoni sono vive in una terra di vivi. Le canzoni non sono letteratura. Nascono per essere cantate, non lette. I testi di Shakespeare sono fatti per essere portati in palcoscenico, così come le canzoni sono fatte per essere cantate, non stampate su una pagina. E io spero che molti di voi ascoltino i miei testi nel modo per cui sono stati creati: cioè in concerto, sui dischi o sui nuovi media. Vorrei citare ancora Omero che disse: Canta in me, o Musa, e attraverso me racconta una storia».

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