Così Nello Rosselli riscoprì i meriti della Destra storica

Così Nello Rosselli riscoprì i meriti della Destra storica
9 Giugno Giu 2017 09 giugno 2017

Il noto antifascista in un suo acuto saggio elenca i successi misconosciuti degli eredi di Cavour

Quando il giovane Nello Rosselli si presentò a Gioacchino Volpe per chiedere di essere ammesso alla Scuola di storia moderna e contemporanea, gli confessò di sentirsi «innanzi tutto un liberale». A Volpe quel giovane che non mostrava segni di «fanatismo ideologico» e che aveva appena pubblicato un lavoro, Mazzini e Bakounine, da più parti elogiato, piacque subito. E nacque un rapporto di stima e simpatia tra l'illustre storico e il promettente studioso che si era formato alla scuola di Gaetano Salvemini. Con Volpe egli concordò un progetto sulla storia dei rapporti diplomatici fra il Regno di Sardegna e la Gran Bretagna, ma i guai politici cominciarono presto. Nello era noto per il suo antifascismo: aveva, fra l'altro, aderito all'Unione delle forze liberali e democratiche di Giovanni Amendola, e partecipato alle iniziative giornalistiche e cultural-politiche del fratello Carlo, che avrebbe legato il proprio nome al «socialismo liberale». Fu arrestato il 1° giugno del 1927 e condannato a cinque anni di confino. Sarà proprio Gioacchino Volpe a ottenere per lui, alcuni mesi più tardi, la libertà condizionata. E sarà ancora Volpe, qualche tempo dopo, a intervenire su Mussolini per fargli avere il passaporto per Londra.

Poiché Rosselli ritardava a rientrare, Mussolini, che non aveva mai nutrito grande simpatia per Volpe, gli scrisse, il 10 dicembre 1930, una lettera a metà fra l'irritato e l'ironico: «Come certamente rammenterà, unicamente per le sue reiterate e insistenti premure fu concesso al Prof. Sabatino Enrico Rosselli, già per le stesse premure liberato dal confino, giustamente inflittogli, il passaporto per l'Inghilterra dove avrebbe dovuto compulsare e raccogliere documenti relativi al nostro Risorgimento. Ed il permesso del temporaneo espatrio fu concesso, esclusivamente perché la E.V. riteneva che non fosse possibile completare la nostra Storia senza la rara perizia del Rosselli, del quale Ella, nonostante il contrario avviso del Ministero dell'Interno, si rendeva assolutamente mallevadore. Senonché il Rosselli, che ben sapeva come la Storia e il Risorgimento non fossero che un pretesto per ottenere il suo appassionato intervento in di lui favore, una volta a Londra, ha manifestato ben altra voglia di quella di ritornare in Italia, tanto che ha invitato la moglie a raggiungerlo colà. Sicché al Ministero dell'Interno non resta che dare subito ordine di rilascio del passaporto anche alla moglie, per evitare alla E.V. la noia di avere pressioni da parte della famiglia Rosselli e di dover fare a sua volta premure la nuova concessione del permesso di espatrio». Nello rientrò, continuò a collaborare con Volpe e, anzi, nel 1932, gli chiese persino di assumere la direzione di una rivista internazionale di storia europea che aveva in animo di far uscire, in lingua francese, a Ginevra.

Ho voluto ricordare tutto ciò perché indicativo del rapporto tra Volpe e Rosselli, spesso offuscato dalla damnatio memoriae riservata a un Volpe etichettato come storico ufficiale del fascismo. Anche il saggio di David Bidussa redatto per presentare un piccolo, ma importante, testo di Nello Rosselli intitolato L'opera della destra (Aragno, 2017, pagg. XXXII-74, Euro 12), ne privilegia, riprendendo una notazione di Alessandro Galante Garrone, un'improbabile vicinanza più a Croce che a Volpe. Improbabile, se non per altro, almeno per il fatto che, antifascismo a parte, Croce non ebbe mai nulla a che fare né con il «socialismo liberale» né con l'«azionismo» cui riservò strali puntuti.

Quando Nello scrisse quel saggio era il 1928 aveva letto L'Italia in cammino di Volpe e la Storia d'Italia dal 1871 al 1915 di Croce, uscite entrambe nel 1927. Le due opere erano diverse nella impostazione, ma condividevano il giudizio positivo sulla Destra storica. Il libro di Volpe, però, sottolineava temi in sintonia con gli interessi di Rosselli: l'attenzione per esempio, nel capitolo intitolato Gli Italiani al lavoro, riservata al «popolo minuto» o quella rivolta al Nuovo spirito e nuovi pensieri nella vita politica italiana frutto dell'irrompere sulla scena del socialismo, del sindacalismo rivoluzionario di Sorel ma anche delle teorie politiche di Mosca e Pareto. A un grande lavoro sulla Destra storica Rosselli, pensava da molto. Non ebbe il tempo di realizzarlo, ma questo breve saggio, L'opera della Destra, rappresenta una lucida sinossi di un ben libro mai scritto ma da sempre pensato. Il giudizio sul quindicennio della Destra storica è netto: questa consegnò alla Sinistra un'Italia «che con quella di quindici anni addietro non aveva più niente a che fare» e che aveva fatto «passi da gigante» persino nella «considerazione europea». Infatti, scrive Rosselli, «la piccola nazione audace, sbarazzina, inquietante del 1861 era tenuta nel '76 per un organismo robusto, serio e resistente, suscettibile dei più grandi progressi, elemento di pace nel mondo». Le presunte «passività» di quel quindicennio dalla distruzione delle autonomie locali alle conseguenze di un pareggio del bilancio raggiunto a prezzo di sacrifici e di malcontento fino a una politica estera apparentemente debole appaiono all'autore riassorbite dalla eroicità di uno sforzo che, da solo, contesta le accuse di «imborghesimento della rivoluzione» o, se si preferisce, di isterilimento di un processo ideale. Osserva in proposito Rosselli: «mirabile è in realtà il ritmo di progresso che la Destra seppe imprimere in tutti i campi alla vita del paese; ed è proprio in quel ritmo, ancor meglio che nel dettaglio delle opere compiute che va ravvisato il suo merito precipuo». I successi furono resi possibili dagli uomini, sì, ma anche, e soprattutto, da un «sistema». Rosselli non era un uomo di destra. Lo testimoniano la sua formazione, il suo impegno politico, le sue frequentazioni. Eppure fu proprio lui a scrivere questa suggestiva, efficace, argomentata e razionale difesa della Destra storica. La verità è che Nello Rosselli, purtroppo assassinato nel fiore degli anni, era uno storico vero.

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