Assolombarda, il governo Bonomi inizia con la scossa a Confindustria

13 Giugno Giu 2017 13 giugno 2017

Il neopresidente cita il caso Sole 24 Ore: «Non ne usciamo bene»

«Troppi silenzi» sul sistema bancario. E «abbiamo taciuto troppo anche su Alitalia. Interroghiamoci, su un Paese che attribuisce a un' impresa fallita, sia sotto gestione privata sia sotto quella dello Stato, l'ennesimo prestito ponte pari a sei volte quanto l'intero sistema del venture capital italiano dà alle start up in un anno. C'è qualcosa che non quadra, è come guidare guardando solo allo specchietto retrovisore».

Ha debuttato così, dando la scossa a Confindustria, il neo presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi che davanti alla platea del Teatro alla Scala ha tirato in ballo anche la vicenda giudiziaria e finanziaria del Sole 24 Ore: «è una situazione che non possiamo ignorare, non ne usciamo bene» perchè «agli occhi dell'opinione pubblica il sistema Confindustria è apparso come poco incisivo proprio nell'esercizio di quelle funzioni di controllo e di sana gestione che noi tutti chiediamo per il nostro Paese». Assolombarda è comunque pronta a «dare tutto il sostegno necessario» affinchè il gruppo editoriale controllato da Confindustria ritrovi «solidità finanziaria ed efficienza gestionale». Ma prima, Bonomi chiede di «dare prova che quei gravi errori, se ci sono stati, ci hanno insegnato molto, che ne avvertiamo il peso e che non sono più destinati a ripetersi».

Al termine dell'assemblea, Bonomi ha poi sottolineato che «se Confindustria ci facesse una proposta» di intervento economico nel capitale del gruppo editoriale in vista dell'aumento da 50 milioni «valuteremo» ma «ora è prematuro non avendo avuto richieste e non conoscendo il piano».

Sul palco della Scala, insieme al ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, e al presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, il neo presidente degli industriali lombardi (eletto ieri dall'assemblea quasi all'unanimità: su 685 presenti, 683 sono stati i voti favorevoli, un contrario e un astenuto) ha anche fatto riferimento «alle nuove specificità che la questione settentrionale pone come sfida alle nostre imprese» perchè «il Nord non è Roma, come Roma non è il Sud».

E ha chiesto al governo di rilanciare la riforma Irpef «che è stata abbandonata. È necessario razionalizzare i diversi regimi di tassazione sul reddito delle persone fisiche e delle imprese, ricevendo il perimetro dello Stato e introducendo un'imposta negativa per i bassi redditi».

CC

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