Sulle aste in Tribunale nuovo scandalo appalti Ma la Procura archivia

16 Giugno Giu 2017 16 giugno 2017

Grazie ai giudici di due sezioni una società ha ottenuto commesse fuori dalle regole

(...) lo scorso aprile, la Procura ha chiuso tutto quanto chiedendo di archiviare l'indagine. Ma una delle società vittime del pasticcio si è opposta, e ora sarà un giudice preliminare a doversi occupare della cosa.

Tutto nasce nel febbraio 2014 quando la società Astalegale.net denuncia che a Milano il business della pubblicità per le aste giudiziarie è andato a una società rivale, la Edicom (che non si sa a chi appartenga, avendo sede nel Delaware) con un incredibile ribasso del 72 %. É chiaro che Edicom lavora in pesante perdita, visto che per svolgere il servizio ha messo in tribunale ben undici dipendenti. Chi glielo fa fare? Semplice: in cambio le vengono garantiti una serie di altri lavori ben più succosi, tutti attinenti alla gestione delle aste giudiziarie.

L'appalto a Edicom non è stato assegnato dal tribunale ma da Digicamere, la società della Camera di commercio che Livia Pomodoro, allora presidente del tribunale, ha indicato come esecutrice di una serie di attività tecnologiche e informatiche per il palazzo di giustizia. A Digicamere, curiosamente, lavora la nipote di uno degli amministratori di Edicom, la società che ottiene l'appalto.

Ma il problema non sono solo i rapporti tra Digicamere e Edicom. Il problema sono i giudici che garantiscono a Edicom gli altri lavori, quelli che rendono remunerativa l'intera operazione. «Dopo l'aggiudicazione dell'appalto - come si legge nella opposizione alla archiviazione firmata da Astalegale.net - i servizi accessori Postal Target, Free Press e Aste Gudiziarie, non inseriti nel bando di gara e con la scusa della continuità del servizio, non solo sono rimasti in capo ad una azienda del gruppo Edicom ma sono divenuti obbligatori per tutte le procedure esecutive e fallimentari». Come è stato possibile? «A tale esito - si legge ancora nella opposizione - si è pervenuti non certo per una fortunata casualità ma grazie al fatto che tutti i giudici della 2a e 3a sezione civile così disponevano nelle proprie ordinanze, con la sola eccezione del dott. Piscopo (...) è stato grazie a questo uniforme modus operandi che Ediservice ha potuto svolgere tali lucrosi servizi in regime sostanziale di monopolio, senza alcun criterio, convenzione, appalto o protocollo».

In questo modo il fatturato di Ediservice fa balzi da gigante, passando dai 440mila euro del 2012 a 1,4 milioni nel 2014. Come è possibile? Chi ha spalancato a Edicom le porte del tribunale? E che ruolo ha svolto Digicamere? Un funzionario della 3a sezione civile consegna una copia non firmata di una convenzione tra il tribunale e la Camera di commercio. Ma quando la Procura ordina alla Camera di commercio di consegnare tutte le convenzioni, di quella, incredibilmente, non c'è traccia.

Anche per questo i legali di Astalegale.net chiedono che il giudice ordini nuove indagini: «Appare opportuno verificare come ad un certo punto tutti i giudici delle sezioni civili interessate, con l'unica eccezione del dott. Piscopo, abbiano imposto per tutte le procedure e a tutti i professionisti di svolgere questi servizi di pubblicità accessori e di farlo rivolgendosi ad un unico soggetto».

Luca Fazzo

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