Mosca è l’unica città al mondo difesa da testate nucleari

Mosca è l’unica città al mondo difesa da testate nucleari
17 Giugno Giu 2017 11 giorni fa

Nuovo test per il sistema A-135 ABM. Fin dal 1994, il sistema protegge Mosca e l’area strategica della capitale russa da un certo numero di testate nucleari.

Le Forze Missilistiche Strategiche ed Aerospaziali russe hanno testato con successo un intercettore progettato per distruggere le testate nucleari nella fase finale di discesa. Fin dal 1994, il sistema A-135 ABM protegge Mosca e l’area strategica della capitale russa da un certo numero di testate nucleari. Sebbene efficace (ma molto costoso), il sistema sarebbe del tutto inutile contro un attacco di saturazione in first strike (progettato per decapitare la linea di comando) o second strike (rappresaglia).

L’intercettore atmosferico a corto raggio 53T6 (denominazione Nato ABM-3 Gazelle), è stato lanciato dal poligono di Sary-Shagan, in Kazakistan. I test sul nuovo sistema A-235 su architettura Nudol a lungo raggio, sono iniziati nel 2014. Le Forze Missilistiche Strategiche ed Aerospaziali della Russia effettuano mediamente due lanci l’anno per testare la prontezza al combattimento del sistema di difesa A-135.

L’intercettore, secondo i media russi, implementava una testata inerte e non di tipo nucleare “come quella che arma i 68 sistemi che circondano la capitale”. Mosca, quindi, contrariamente a quanto si credesse (alla fine degli anni novanta, il governo russo annunciò la rimozione delle testate nucleari dal sistema ABM), continua ad essere l’unica città al mondo difesa da intercettori equipaggiati con testate nucleari.

Difendere Mosca

Negli anni ’50, il Cremlino decise di proteggere la capitale dai missili balistici intercontinentali americani con il sistema A-35, basato su 36 siti di lancio, otto radar di allerta precoce ed un sistema integrato per la gestione della battaglia. Nel corso del suo sviluppo, i siti di lancio furono ridotti a quattro per otto lanciatori pari a sessantaquattro intercettori A-350. Quest’ultimo, a propellente liquido, aveva le stesse dimensioni di un ICBM con una testata di due/tre megatoni. L'A-350 era stato progettato per intercettare una singola testata in arrivo ad altitudini fino a 120 chilometri, abbastanza da non danneggiare la città sottostante a causa della conseguente esplosione termonucleare. Invece di affidarsi alla tecnologia hit to kill (cinetica da impatto) o alla detonazione del carico utile convenzionale, il sistema ABM russo avrebbe distrutto le testate nucleari nemiche con una esplosione nucleare programmata.

Oltre all'A-350, nell’area di Mosca furono schierati quarantacinque missili SA-1 Golden Eagle, in grado di intercettare bombardieri nemici ad una distanza massima di cinquanta chilometri. Il sistema A-35 era stato progettato per proteggere Mosca ed il Cremlino contro sei o otto Minuteman III e relative 18/25 testate. Tuttavia gli arsenali nucleari in rapida espansione resero obsoleto l’A-35. Contro l’ABM russo un inventario strategico americano formato da mille missili Minuteman III e non meno di seicento Polaris in mare.

La strategia Single Integrated Operating Procedure del 1968, dedicata proprio all’ABM russo, prevedeva l’impiego di sessantacinque missili Minuteman e due missili Polaris in due ondate per eliminare ogni tipo di difesa su Mosca per una potenza pari a 65.200 chilotoni. La bomba atomica sganciata su Hiroshima aveva una resa esplosiva di sedici chilotoni.

Il sistema ABM russo è stato aggiornato verso la metà degli anni '70, tuttavia è stato considerato affidabile solo nel 1995. Nella nuova architettura A-135 si aggiunsero 66 lanciatori ai trentadue esistenti su intercettori atmosferici Novator 53T6 e eso-atmosferici OKB Fakel 51T6 (denominazione Nato Gorgon). I trentadue missili Gorgon furono rimossi dal servizio attivo nel 2006, mentre gli intercettori 53T6 raggiunsero una capacità in gittata di 80 km ed altitudine di trentamila metri.

Gli accordi ABM

In base agli accordi ABM del 1972 tra Stati Uniti ed Unione Sovietica (il Trattato si concentrava esclusivamente sulla limitazione delle armi difensive e dei missili progettati per abbattere le testate nucleari in arrivo), si fissava un tetto massimo di cento missili a difesa di un solo sito. La teoria dietro il Trattato ABM del 1972 si basava sulla parità strategica nella mutua distruzione assicurata. Senza restrizioni ABM, secondo il Trattato, le parti avrebbero continuato ad espandere i propri arsenali missilistici di proiezione cosi da superare le postazioni difensive dell’avversario. Gli Stati Uniti decisero di inserire il sistema ABM intorno alla Grand Forks Air Force Base nel North Dakota. Il sito ABM resterà attivo per poco tempo prima di essere smantellato: proteggere una singola località con un sistema enormemente costoso non ha senso. Diverso il punto di vista dell’Unione Sovietica. Mosca era (lo è ancora) la sede di un governo altamente centralizzato. La sua distruzione, durante la guerra fredda, avrebbe probabilmente compromesso qualsiasi rappresaglia. Il sistema ABM russo nasceva quindi per garantire la sopravvivenza di Mosca in una guerra nucleare. Nessuna schermatura di difesa sarebbe in grado di arrestare un attacco MIRV/MARV. Forti perplessità, infine (le medesima degli anni '50), nella valenza tattica ed operativa di un ABM strutturato su testate nucleari che, di fatto, potrebbero danneggiare irrimediabilmente la città che, in teoria, dovrebbe difendere.

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