«Patto di Sesto», Stalingrado vacilla

17 Giugno Giu 2017 17 giugno 2017

Il centrista Caponi sostiene Di Stefano (Fi). E a Monza Parisi si schiera con Allevi

E adesso la conquista del «fortino rosso» è davvero a un passo. Il candidato sindaco del centrodestra Roberto Di Stefano e il centrista Gianpaolo Caponi hanno firmato il patto per «liberare» Sesto San Giovanni dopo 72 anni di governo della sinistra. Di Stefano al primo turno ha raggiunto il 26,09% delle preferenze, neanche cinque punti in meno della sindaca uscente Monica Chittò (si è fermata al 30,97%, molto sotto le aspettative come ha confessato nell'analisi post voto), e la sorpresa domenica scorsa è stato proprio il terzo posto di Caponi, con il 24,24% la sua coalizione civica ha superato di dieci punti il candidato 5 Stelle che alla vigilia era più alto nei sondaggi. Con l'apparentamento tra Caponi e Di Stefano (nella foto), il Pd rischia decisamente di perdere la roccaforte storica. «L'obiettivo comune - si legge nella nota diffusa da di Di Stefano dopo l'accordo - è vincere a Sesto nel segno del cambiamento e della discontinuità. Sono tantissimi i punti che ci uniscono, dalle politiche sul sociale alla sicurezza. Questa alleanza libererà finalmente Sesto da troppi anni di cattiva amministrazione». Il coordinatore milanese di Fi Fabio Altitonante definisce «generosa e responsabile» la scelta di Caponi, «darà un contributo decisivo per battere il governo ideologico della sinistra». Il capogruppo regionale di Fratelli d'Italia Riccardo De Corato si unisce: «Il sindaco Sala ha fatto un capolavoro. Giovedì è stato a Sesto la Chittò, il sindaco della mega-moschea, e oggi il Polo Civico di Caponi decide di ufficializzare l'apparentamento con Il nostro candidato Roberto Di Stefano. Bene, anzi benissimo. Finalmente possiamo cambiare la storia, con l'aiutino di Sala». E per sostenere l'impresa di Di Stefano si muovono i colonnelli del centrodestra, ieri la coordinatrice regionale azzurra Mariastella Gelmini, lunedì arriverà a Sesto Matteo Salvini, mercoledì la leader Fdi Giorgia Meloni, venerdì toccherà al governatore Roberto Maroni. Anche la Chittò aveva incontrato nei giorni scorsi Caponi e ora incassa: «Già dalla campagna erano chari gli approcci comuni tra i due candidati». Anche a Monza si ricompone la coalizione ampia del centrodestra. Stefano Parisi, fondatore di Energie per l'Italia, aveva sostenuto al primo turno Pierfranco Maffè ma ieri ha annunciato il sostegno convinto al candidato di Forza Italia Dario Allevi, che ha incassato il 39,84% dei voti ed è praticamente testa a testa con il sindaco uscente Roberto Scanagatti (39,91%). Martedì alle 17.30 Parisi sarà al comitato elettorale di Allevi per testimoniare anche con la sua presenza il «sostegno e l'incoraggiamento a Dario. Dopo l'ottimo risultato al primo turno sta affrontando la volata finale prima del secondo turno dopo aver riunito tutte le componenti del centrodestra. Obiettivo: vincere e far voltare pagina a Monza, dove Allevi ha convinto attraendo attorno alla sua proposta politica le speranze di cambiamento dei cittadini».

Il Pd in crisi di nervi intanto ha lanciato un tam tam massiccio per arruolare «volontari metropolitani». Ti stai chiedendo «cosa puoi fare per far vincere i nostri candidati al ballottaggio del 25 giugno - è il messaggio che circolava ieri su Facebook -? Tanto, ognuno di noi può fare la differenza. Telefonate, banchetti, volantinaggi, porta a porta, per convincere gli indecisi».

ChiCa

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