Quando lo scatto narra l'identità

17 Giugno Giu 2017 17 giugno 2017

Così Giuseppe Mastromatteo cerca se stesso attraverso gli altri

Barbara Silbe

Parlano di identità, le opere di Giuseppe Mastromatteo. E consegnano un mondo fatto di estetismo e suggestione che è difficile dimenticare. La sua riflessione parte da se stesso e finisce nei soggetti che ritrae, in un dialogo attraverso lo sguardo dove l'essenza e la persona sono in corrispondenza e al centro dell'attenzione. Lui, art director di una delle più importanti agenzie pubblicitarie del mondo, concentrato sulle esigenze del committente quando si tratta di quest'altra sua occupazione, da fotografo quotatissimo, libera e amplifica i pensieri verso una sintesi che gli serve a svelare se stesso.  Il suo ultimo progetto si intitola «Eyedentikit»: pubblicato inedito su EyesOpen! Magazine e parzialmente esposto al MIA lo scorso marzo, mostra la ricerca che conduce più dei suoi lavori precedenti. «I miei occhi sostituiscono quelli dei soggetti dice Mastromatteo - così annullo la distanza e trovo me in loro. In passato cercavo risultati più estetici, nella serie Indipensense c'era meno della mia natura più profonda. Qui invece ho intrapreso un percorso intimo, dove ho cercato di abbandonare il trattamento che apportavo un tempo. Ma avevo bisogno di evolvere, di sperimentare abbandonando la confort zone e non reiterare ciò che avevo già realizzato». Identità reali o proiezioni, che quindi si moltiplicano all'infinito? «Potrebbero; al momento le opere sono 36. Le persone sono mono-espressione, volevo annullare le emozioni realizzando scatti asciutti, teutonici. Mi è sempre risultato difficile farmi un autoritratto, ma i miei occhi dicono che cerco la mia identità. Trovo più interessante parlare attraverso gli altri». www.giuseppemastromatteo.com

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