Materne, sosta e pure Area C per i milanesi Sala è una tassa

Materne, sosta e pure Area C per i milanesi Sala è una tassa
18 Giugno Giu 2017 9 giorni fa

Ha raddoppiato le strisce blu, aumentato i centri estivi. E dopo il sì ai soldati e tornato a dire "cose" di sinistra

Se le sarà sognate una alla volta quelle diciassettemila schede che gli hanno garantito la vittoria sul filo del rasoio contro Stefano Parisi, mr Expo contro un nome quasi sconosciuto fino all'anno scorso. Quando uscì a festeggiare la sera del 19 giugno Beppe Sala era quasi invasato: «Mi sento portatore di speranza» le prime parole da sindaco. Domani festeggia il primo giro di boa e più che speranze (per ora) ha seminato sconforto tra quelle famiglie che faticano a tirare fine mese. «Nel 2017 non sono previsti aumenti» è stata la prima bugia con le gambe corte. Il primo «pacco» è arrivato dopo Natale. La giunta riunita a capodanno ha approvato la «revisione delle tariffe della sosta», non con effetto immediato ma dallo scorso maggio e su tutte le zone. Posteggiare sulle strisce blu da due mesi costa fino al 50% in più. Già a febbraio è scattata invece la rivoluzione - il centrodestra la chiama follia - in Area C. Pagano anche le auto a Gpl e a metano, uno scherzetto che porta nelle casse del Comune almeno diciottomila euro al giorno. «Niente aumenti» si diceva. Salvo la nuova tassa di iscrizione alla scuola materna, 52 euro per ogni bimbo che andrà all'asilo a settembre. Un bambino su quattro invece deve rinunciare al centro estivo o alla settimana al mare nelle Case vacanze. Effetto della stangata dal 3 al 118% approvata dalla giunta Sala. Non male come inizio.

Sulla questione sicurezza il «compagno Beppe» che indossava la maglietta rossa del Che in campagna per convincere gli elettori che era davvero di sinistra, con le prime dichiarazioni da sceriffo aveva mandato nel panico quegli esponenti della sinistra radicale - in testa l'assessore dem Pierfrancesco Majorino o il capopopolo del movimento arancione Paolo Limonta - che avevano garantito per lui. «Voglio più soldati a Milano» è stata la reazione dopo il far west tra via Padova e piazzale Loreto e la morte di un dominicano il 12 novembre. Richiamato all'ordine, ultimamente non commette più sbandate a destra. A maggio dopo il blitz della polizia in stazione Centrale per verificare l'identità dei migranti che bivaccano tutto il giorno in piazza Duca D'Aosta ha preso le distanze: «Io avvisato all'ultimo. Temi come questi sono soggetti a tante speculazioni politiche». Applausi da Majorino e soci. Il sindaco della (maxi) accoglienza ha aperto le porte della caserma Montello ai migranti - nonostante le proteste dei residenti - e il 20 maggio ha guidato la marcia per i diritti dei profughi, insieme ai centri sociali. L'ambiente no global ha fiutato l'aria e si è ringalluzzito. Dal Leoncavallo all'ex Macello di viale Molise, tutti vogliono regolarizzarsi, ma senza bando e a costo zero. Sala e i suoi assessori aprono tavoli di discussione.

Nell'album fotografico dal 19 giugno 2016 ci sono gli ospiti internazionali che non avevano partecipato ad Expo e che ha accolto a Milano da sindaco con la fascia tricolore. Da Papa Francesco a Barack Obama a cui ha consegnato le chiavi della città. Ha passato il compito al presidente del consiglio comunale quando si è trattato di assegnare a cittadinanza onoraria al Dalai Lama. Le autorità cinesi hanno minacciato di tagliare i ponti con la città, Sala lo ha incontrato brevemente a colazione all'aeroporto di Milano, caffè e croissant.

Tra le sfide del 2017 c'è la conquista dell'Agenzia del farmaco in fuga da Londra dopo la Brexit e tenere il faro del turismo internazionale su Milano. Al Matteo Renzi premier, con cui i rapporti sono altalenanti, aveva strappato la promessa di fondi per le periferie e le metropolitane, dovrà impegnare il governo Gentiloni o chi verrà.

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