Etruria, tegola sulla Boschi. Il papà la cita col banchiere

Etruria, tegola sulla Boschi. Il papà la cita col banchiere
19 Giugno Giu 2017 19 giugno 2017

Al telefono con il dg di Veneto Banca: ne parlo con mia figlia. Lei ha sempre negato di essersi occupata del caso

Nuova puntata, altra intercettazione. Stessi i protagonisti e anche la tesi: il ministro Maria Elena Boschi, nonostante le ripetute smentite, si occupava attivamente del caso Banca Etruria e da Arezzo arrivavano messaggi diretti al premier in carica, Matteo Renzi. Il Fatto Quotidiano ieri ha rilanciato il contenuto di una telefonata tra il direttore generale di Veneto Banca Vincenzo Consoli e Pier Luigi Boschi, padre del ministro, al tempo vicepresidente della popolare dell'Etruria. Intercettazione che era stata già pubblicata dal Giornale. Sono i giorni della riforma delle banche popolari (marzo 2015). La legge era stata approvata e Boschi cerca di salvare l'istituto di credito aretino, Consoli non si tira indietro. I due entrano nei dettagli e il banchiere fa una domanda al padre del ministro. La risposta riportata dal Fatto Quotidiano tira in ballo l'ex ministro delle Riforme e anche Matteo Renzi.

«Domani in serata - risponde Boschi - se ne parla. Io ne parlo con mia figlia, con il presidente domani e ci si sente in serata». Il Fatto ricostruisce anche i precedenti della telefonata. Consoli, poco prima di sentire Boschi, chiama Vincenzo Umbrella, capo della sede di Firenze di Bankitalia e gli annuncia la chiamata «con Pier Luigi» per fissare un incontro «anziché con la figlia, direttamente con il premier».

Nel successivo contatto telefonico, Boschi riferisce di avere fatto un «passaggio» su Roma e di essere venuto a conoscenza del fatto che un'eventuale unione dei due istituti di credito, per avere il via libera della Bce dovrebbe essere preceduta da un aumento di capitale. Il padre del ministro - riporta il Fatto - riferisce anche che «lui» (Renzi) non è contrario alla unione tra le due banche, ma ha dubbi sulla tempistica. Poi parlano della Popolare di Vicenza, che prima doveva comprare sia Banca Etruria sia Veneto Banca, ma ai tempi era già sotto la lente della Bce. Consoli chiede al vicepresidente della banca aretina se deve parlare con i colleghi di Vicenza. E la risposta di Boschi è quella che tira in ballo la figlia ministro e l'ex premier.

Tra le altre frasi pubblicate, il dubbio di Boschi padre che la Popolare dell'Emilia Romagna voglia prendere Etruria a prezzi di saldo dal commissariamento. Poi Consoli, che lamenta di non essere mai riuscito a vedere Renzi che ai tempi era in carica da un anno. Tasselli che si aggiungono alla rivelazione fatta da Ferruccio de Bortoli nel libro Poteri forti (o quasi), quella secondo la quale il ministro Boschi avrebbe chiesto all'amministratore delegato di Unicredit Federico Ghizzoni di intervenire per salvare la vecchia Banca Etruria. Sempre sul Fatto quotidiano erano uscite altre indiscrezioni sulle inchieste.

Il ministro ieri non ha replicato. Ma già da tempo ha smentito ogni ruolo nei tentativi, falliti, di salvare la banca aretina. Aveva parlato di «ennesima campagna di fango», ammesso di avere incontrato banchieri, come Ghizzoni, ma di non avere «mai avanzato la richiesta» di comprare Banca Etruria. L'intercettazione mette a dura prova la tesi del ministro.

Le rivelazioni non hanno avuto una eco nel mondo politico. Pesa probabilmente l'altra vicenda che ha sfiorato il governo. L'inchiesta Consip sulla pubblicazione delle intercettazioni manipolate del padre dell'ex premier Renzi.

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