La May non piace nemmeno ai suoi: c'è la fronda Tory

La May non piace nemmeno ai suoi: c'è la fronda Tory
19 Giugno Giu 2017 8 giorni fa

Londra - Theresa May ha appena dieci giorni per salvare la sua già traballante premiership. È quanto scrive oggi il Sunday Times rivelando che all'interno dei Tories cresce la fronda di chi mette in discussione la capacità di guidare partito, e Paese, della premier che dopo i deludenti risultati delle elezioni anticipate è stata investita dalle polemiche e le critiche per il modo in cui ha reagito alla tragedia dell'incendio a Londra. Secondo il quotidiano britannico, almeno una decina di Tories starebbero pensando di chiedere un voto di sfiducia della premier se questa non riuscirà a far approvare il programma legislativo dei prossimi due anni, tutto incentrato sulla Brexit, nel voto decisivo che si svolgerà il 28 giugno prossimo. La notizia arriva alla vigilia dell'avvio ufficiale dei negoziati con la Ue per la Brexit a cui la May e il suo governo arrivano in una posizione di estrema debolezza. Intervistato da Sky News, il sottosegretario al Commercio, Greg Hands, ha smentito la notizia che vi sia una fronda anti-May affermando che il partito è «unito» nel sostegno alla premier.

Intanto è pressing dei grandi imprenditori britannici sul premier per una Brexit soft, leggera, che intrattenga rapporti più stretti possibili con l'Unione europea per evitare ripercussioni negative sull'economia. «È tempo di riflettere su come sta il mondo dell'impresa. È assolutamente chiaro che per il nuovo governo la priorità deve essere l'economia», sollecita il vice direttore generale della Confindustria britannica (Cbi) Josh Hardia, secondo il Guardian. «Il mondo dell'impresa sta suonando il campanello d'allarme sull'impatto che le restrizioni sui migranti avrebbero sull'economia», sottolinea Peter Cheese, chief executive di Chartered Institute of Personnel and Development (Cipd). L'industria d'Oltremanica chiede dunque con forza a Downing Street di cambiare i toni ma anche di cambiare linea ed abbandonare il mantra della May secondo il quale «un mancato accordo è meglio di un cattivo accordo».

In molti sperano ancora che sia possibile una marcia indietro sulla Brexit. Per Stuart Rose, patron dei supermercati online Ocado e favorevole al remain, secondo la quale le ultime elezioni sono state come un «quasi referendum bis» contro un divorzio «duro» dall'Ue, con tanto di stretta sugli ingressi e isolazionismo. Stessa linea per Karan Bilimoria, fondatrice del birrificio Cobra, per la quale la May oggi ha «zero credibilità», dunque bisogna ripensare il divorzio dall'Unione europea. Brian McBride, presidente di Asos e Wiggle, esprime invece preoccupazione per l'impatto negativo sulle aziende legato alle restrizioni sul mercato del lavoro ed eventuali tariffe doganali.

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