La verità secondo Raiola: «Milan aggressivo, di fretta e ha offerto troppo poco»

19 Giugno Giu 2017 19 giugno 2017

E rivela che balordi hanno minacciato di morte la famiglia di Gigio. La società: «Lo tuteleremo»

Franco Ordine

Chi difende Gigio Donnarumma? Ha provato a caldo il fratello Antonio, portiere anche lui, con un post su facebook raccogliendo altro veleno. Il suo attuale ct Gigi Di Biagio ha confessato di aver tentato durante il ritiro di sollevargli il morale senza essere sicuro di aver centrato l'obiettivo. «È un'occasione per crescere» ha chiosato a poche ore dal debutto nell'Europeo di under 21 col rischio di finire contestato anche in Polonia (il Milan club di quel paese ha confezionato uno striscione polemico a lui dedicato). A questo punto, per arrestare la valanga che ha travolto Gigio, l'agente e la sua famiglia, è intervenuto Mino Raiola imbastendo una controffensiva mediatica. Prima con l'avvocato Vittorio Rigo e l'intervista al Giornale di Vicenza, poi direttamente il procuratore (convocando a Montecarlo tv e giornali): insieme hanno apparecchiato la difesa d'ufficio del loro assistito finito al centro di un vero e proprio caso. Interessante la parte in punta di diritto sportivo esposta dal legale bresciano che ha dato per scontato il fatto che le parti, Milan e Donnarumma cioè, stanno lavorando «a una soluzione concordata» (Real Madrid, ndr), cioè a una cessione prima della scadenza naturale del contratto. Epilogo questo smentito per ora con decisione dal presidente Yonghong Li.

Seconda affermazione: l'avvocato Rigo ha dichiarato di non credere all'eventualità di un Donnarumma in tribuna perché «le norme calcistiche prevedono la tutela dei tesserati vittime di eventuali provvedimenti discriminatori». Sul punto il riferimento storico è quello di Pandev, all'epoca sotto contratto con la Lazio: Lotito punì il macedone con un anno fuori rosa e allenamenti presso il settore giovanile. Non sarebbe il caso di Donnarumma, l'ha spiegato bene Mirabelli smontando la tesi della punizione decisa a tavolino. Ha spiegato il dirigente rossonero: «Gigio è un giocatore del Milan oltre che un grande campione, la sua titolarità dipende dalle scelte del mister». Montella, avendo a disposizione 4 portieri, di cui solo tre possono andare in panchina, sarebbe costretto a lasciarne fuori uno. Di sicuro il futuro portiere titolare del Milan arriverà nelle prossime settimane: la candidatura più accreditata è quella di Perin, seguito da Neto e Leno (Bayer Leverkusen). Il genoano, reduce da due interventi consecutivi al ginocchio, deve dare garanzie sullo stato fisico.

Dalla sua residenza dorata di Montecarlo, Raiola ha accennato a delle minacce di morte giunte alla famiglia del portiere («siamo preoccupati e vicini al giocatore e lo tuteleremo», la pronta risposta del club) e spiegato nel dettaglio il no recapitato al Milan il pomeriggio di giovedì scorso. La sua posizione è articolata su tre punti. Eccoli in sintesi: 1) «il Milan ha impresso alla trattativa con l'ultimatum una fretta eccessiva che ha impedito al calciatore e al suo agente di valutare con calma il progetto di squadra realizzato e la cifra tecnica dei nuovi acquisti. Non sono io che lo porto via, sono loro che l'hanno perso»; 2) «il contratto economico proposto a Donnarumma (quasi 5 milioni netti a stagione per 5 anni, ndr) era tra l'altro inferiore alle cifre che sono state offerte ad altri calciatori inseguiti dai rossoneri (e qui Raiola si riferisce ai 10 milioni proposti all'agente di Morata e ai 7 milioni per Aubameyang, ndr)»; 3) «la strategia aggressiva tenuta dal ds Mirabelli», al cui indirizzo ieri pomeriggio ha rivolto parole pesanti sottolineando che con Fassone si poteva trattare ma con il ds no. Parole che hanno poi spinto il Milan, in serata, a precisare «non permetteremo a nessuno di dividere il nostro management».

Tra l'agente italo-olandese e il ds Mirabelli, i rapporti professionali sono naufragati ben presto, appena i colloqui con il giovane portiere avuti a Milanello sono stati definiti «indebite pressioni». Più tardi sono diventati fonte di altre proteste la notizia che lo stesso ds aveva chiamato la famiglia di Donnarumma per provare a ottenere un intervento favorevole al prolungamento del contratto. A Montecarlo, nel summit a tre, tra Mirabelli e Raiola son volate parole grosse. Anche perché Raiola ha trasformato la proposta di far arrivare Antonio Donnarumma come secondo portiere in un attentato alla carriera del fratello maggiore che «ha voglia di giocare» come ha dichiarato anche Gigio. Perciò quando l'agente è tornato a casa Milan per riferire il no del suo assistito, Mirabelli è rimasto chiuso nel suo ufficio e non ha partecipato all'incontro. Fassone è diventato quindi l'unico interlocutore di Raiola. E infatti qualche ora prima di ricevere i giornalisti a Montecarlo, è stato proprio l'agente a chiamare l'ad rossonero per anticipargli la sostanza della sua intervista.

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