Riviera Romagnola senza stagionali: "Oltre mille posti di lavoro vacanti"

Riviera Romagnola senza stagionali: Oltre mille posti di lavoro vacanti
19 Giugno Giu 2017 19 giugno 2017

A stagione balneare ormai avviata, nella riviera Romagnola mancano i lavoratori stagionali: sono oltre mille i posti vacanti per bagnini e altrettanti negli alberghi

AAA Cercasi lavoratori stagionali: in Riviera Romagnola ci sono oltre mille posti di lavoro vacanti e pochissimi candidati.

Le alte temperature hanno spinto migliaia di persone a riversarsi sulle spiagge della Riviera, per la gioia degli operatori turistici, ma anche per la loro disperazione. Se infatti i turisti non mancano, non si può dire altrettanto dei lavoratori stagionali.

"I numeri sono molto approssimativi, attendiamo stime precise - ha spiegato Simone Battistoni, responsabile regionale del Sindacato italiano bagnini, al Corriere di Bologna - Per ora possiamo parlare di 1000 posti vacanti nella riviera di Rimini e nel complesso di qualche centinaio nella provincia di Forlì–Cesena e Ravenna".

A mancare, però, non sono solo i bagnini: a registrare un'emorragia di lavoratori stagionali sono in particolare le strutture alberghiere, dove mancano gli addetti alle pulizie, camerieri ai piani, aiuto cuoco. L’Aia, l'associazione italiana albergatori di Rimini, rileva, anche qui però le stime sono approssimative, una posizione scoperta in ciascuno degli alberghi associati: circa 1000 nella provincia. Un ammanco che con il boom di arrivi rischia di diventare critico per la buona riuscita della stagione balneare.

Sulle cause, però, gli interessati si dividono. Se le associazioni di categoria, le cooperative dei bagnini e il Silb, il sindacato dei locali da ballo, puntano il dito contro le istituzioni e l’abolizione dei voucher, gli operatori alberghieri lamentano invece l’assenza di personale capace e competente e lo scarsissimo afflusso di aspiranti stagionali ai colloqui conoscitivi.

Per la Cgil di Rimini le responsabilità vanno attribuite a un sistema obsoleto, che usa la cancellazione dei voucher come capro espiatorio e accusa i ragazzi di lassismo, quando invece per troppi anni si è assistito a uno sfruttamento generalizzato della forza lavoro stagionale tramite la somministrazione di contratti inadeguati, ricorrendo anche al lavoro nero e all’assunzione di personale sottopagato.

Per questo, insiste il sindacato, ora i giovani preferiscono valutare la possibilità si trasferirsi all’estero per la stagione estiva, perché il lavoro stagionale garantirebbe più diritti e così perlomeno avrebbero la possibilità di apprendere una nuova lingua da investire al ritorno nello Stivale.

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