"Sommersi di burocrazia" L'allarme dei pediatri sui vaccini obbligatori

Sommersi di burocrazia L'allarme dei pediatri sui vaccini obbligatori
19 Giugno Giu 2017 19 giugno 2017

La categoria deve sobbarcarsi tutte le pratiche "Ci servono rinforzi, più infermieri e assistenti"

Fossero solo la visita medica e l'iniezione sarebbe una passeggiata. Invece la corsa ai vaccini per i pediatri lombardi si è trasformata in uno tzunami di burocrazia, tra registrazioni, certificati e agende zeppe di appuntamenti. Le liste d'attesa per somministrare il vaccino anti meningococco B arrivano fino alla fine del 2018. E ogni mattina i telefoni sono presi d'assalto dalle mamme che ancora non hanno prenotato. Se a queste liste si aggiunge anche il nuovo elenco dei bambini che dovranno assumere i vaccini obbligatori per potersi iscrivere a scuola, allora il sistema rischia seriamente di collassare.

Già oggi i pediatri devono provvedere da soli a tutto: alla prenotazione delle visite, all'acquisizione del consenso informato, alla registrazione della vaccinazione, allo smaltimento rifiuti. E anche alla misurazione della temperatura del frigorifero in cui conservano le dosi per i pazienti. Anzi, guai a non farlo. Sono obbligati a comprare un termometro di minima e di massima che registra le variazioni di temperatura. Nel caso in cui la catena del freddo venga compromessa - e di conseguenza la qualità della fialetta - i pediatri devono inviare le dosi non utilizzabili all'Asst, assieme alla registrazione del lotto e a un report per spiegare cosa è successo nel frigo. Passaggi sacrosanti ma impegnativi. Che portano la categoria a parlare di «burocrazia devastante». L'accordo sottoscritto con la Regione Lombardia per regolare il flusso delle vaccinazioni vede una larga parte di medici insoddisfatta per la mole di lavoro decisamente impegnativa a cui devono far fronte.

Nei prossimi mesi la situazione è destinata a peggiorare: ora che il decreto sui vaccini obbligatori è ufficiale, le telefonate sono già raddoppiate e sta per iniziare una nuova corsa alle prenotazioni. Che verranno «spalmate» nell'arco di tutto l'anno scolastico: per essere ammessi a scuola basterà aver preso appuntamento. Insomma, i pediatri stanno facendo fronte a un piano epocale e cercano di arrivare preparati al giorno zero, quello in cui prenderà il via la vera corsa al 12 vaccini previsti dalla legge. «È chiaro a tutti che non riusciremo a vaccinare i bambini entro l'inizio dell'anno scolastico. Di mezzo c'è anche l'estate - spiega Rinaldo Missaglia a nome del sindacato dei medici pediatri di famiglia - Ci servono rinforzi. La Regione, nel piano vaccini, prevede dei fondi per la riorganizzazione del personale». Negli studi servono infermieri, assistenti che rispondano alle centinaia di telefonate e che aiutino a smaltire le code. E poi c'è un ulteriore problema che si verificherà in particolar modo in alcuni territori della regione: in alcune Ats i pediatri non hanno dato la disponibilità a vaccinare i bambini nel loro studio medico, delusi dall'accordo medici-Regione per il piano sul vaccino anti meningococco B. E il loro no rischia di tradursi in un effetto «imbuto» che intaserà le Asst. Il lavoro per vaccinare i bambini non verrà distribuito tra i vari medici di famiglia (che provvederanno solo alla visita medica che precede l'iniezione) ma si concentrerà esclusivamente negli ambulatori ospedalieri. Aumentando l'attesa.

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