Come Baggio? No è soltanto una commedia buffa

Come Baggio? No è soltanto una commedia buffa
20 Giugno Giu 2017 20 giugno 2017

Quando Roberto Baggio lasciò la Fiorentina ci furono moti di piazza. Non andava a Milano o a Roma o a Napoli ma si trasferiva tra i maledetti gobbi di Torino e, per un tifoso viola, non c'è cosa peggiore della Juventus. Quando Luis Figo passò dal Barcellona al Real Madrid, i tifosi catalani gli lanciarono una testa di porco in campo, perché capisse che razza di tipo fosse. Quando Maurice Johnston, attaccante cattolico del Celtic, dopo una breve stagione al Nantes, accettò l'offerta di giocare, primo nella storia del football scozzese, con i protestanti dei Rangers di Glasgow, fu minacciato di morte. Storie di sempre di questo gioco di popolo e di padroni. Dopo i tumulti e i fermenti la cronaca del campo si dedicò ad altro, alle stesse imprese dei tre, con maglie e risultati diversi. Donnarumma sta diventando un caso a parte. È finito nei vespasiani della comunicazione digitale, è un bersaglio di un manipolo di idioti che gli lanciano banconote false, perché così si significa il disprezzo, come le monetine contro Craxi. Donnarumma è un tifoso del Milan. Questo si sa. Ma è anche e soprattutto un professionista. Gioca a calcio per passione ma per mestiere. Non può ragionare come i tifosi o come i giornalisti, tifosi anche quelli. Dice: ma è un pupino che dovrebbe imparare la lezione del pupone. Francesco Totti, in una delle sue recenti interviste, ha ammesso di avere commesso un errore che non vorrebbe ripetesse suo figlio nel caso in cui: giocare sempre per la stessa squadra, nella stessa città. Non significa, questo, un tradimento, una mancanza di affetto o di fiducia. Tradisce chi finge, tradisce chi approfitta, tradisce chi scappa. Forse non capitò lo stesso a Mourinho, nella notte di Madrid? Non accadde con Arrigo Sacchi o Antonio Conte, ai tempi della nazionale per il grande coach milanista o della Juventus per il salentino? E forse qualcuno può mettere in dubbio la loro professionalità? Se Donnarumma dovesse finire al Real Madrid non sarebbe un danno per l'Italia ma un motivo di orgoglio, perché il nostro migliore talento giocherebbe nel più grande club del mondo, dunque prestigio, onore e non danno. Se Donnarumma dovesse passare a una squadra italiana, la Juventus, sarebbe un disonore per i tifosi e per chi crede che i soldi degli altri puzzino, mentre i propri profumino di incenso. Potrebbe anche esserci un colpo di scena finale, Donnarumma resta al Milan. E allora i dollari saranno coriandoli di festa e Gigio un figlio che non abbandona la famiglia. Una commedia buffa.

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