Il piano Confesercenti: "Con veri tagli alle tasse 10 miliardi agli italiani"

Il piano Confesercenti: Con veri tagli alle tasse 10 miliardi agli italiani
20 Giugno Giu 2017 20 giugno 2017

Il neopresidente De Luise contro il governo: "80 euro non bastano, ora stipendi più alti"

Detassare gli aumenti salariali oltre ai premi di produttività. È questo il senso della proposta lanciata dal neopresidente di Confesercenti, Patrizia De Luise, al governo in vista della prossima legge di Bilancio. L'intervento «ci farebbe guadagnare mezzo punto di crescita dei consumi e di Pil in più all'anno» senza incidere sull'equilibrio dei conti pubblici «perché la detassazione insisterebbe su un gettito fiscale che deve ancora essere messo a bilancio, essendo legato ad incrementi retributivi futuri».

La «provocazione» di De Luise ha un primo e devastante effetto politico: dimostrare che la politica del bonus da 80 euro portata avanti dal governo di Matteo Renzi (e confermata anche da quello di Paolo Gentiloni) è stata tutto sommato fallimentare. «Il tema della ripresa dei consumi continua a rimanere secondario nel dibattito di politica economica, per noi invece questo è il tema centrale», ha detto la numero uno di Confesercenti sottolineando che la debolezza della domanda interna è testimoniata dall'«enormità» di 47 miliardi di consumi persi in 10 anni (-4,8% rispetto al 2007). Secondo le simulazioni effettuate da Cer Eures per Confesercenti, l'estensione della detassazione permetterebbe alle famiglie, a fronte di ogni incremento aggiuntivo della retribuzione del 2% in termini reali, di recuperare 10 miliardi di reddito disponibile, con effetti positivi sulla crescita, sul tessuto imprenditoriale e sull'occupazione. Questo mini-taglio Irpef, infatti, permetterebbe la nascita di 5mila imprese del commercio in più e la creazione di 60mila posti di lavoro.

Gli ultimi dieci anni di crisi, ricorda la ricerca Cer Eures per Confesercenti, hanno lasciato vistose tracce sul mercato interno, incidendo sul tessuto imprenditoriale italiano di tutti i settori. Escludendo le libere professioni, dal 2007 ad oggi, imprenditori, lavoratori in proprio e collaboratori familiari sono passati da 4,3 milioni a 3,7, con una perdita secca superiore alle 600mila unità. Nello specifico, abbiamo perso 81mila imprenditori in senso stretto, 78mila lavoratori in proprio con dipendenti, 336mila senza dipendenti e 108mila coadiuvanti familiari. La crisi ha colpito soprattutto le pmi del commercio, che sono state letteralmente decimate. Tra il 2011 ed il 2016, ci sono state ben 267mila chiusure, in media 122 al giorno.

È chiaro che queste sottolineature, al di là della presa di posizione a favore del taglio delle imposte alle imprese effettuata dal ministro Calenda nel corso dell'assemblea, si inseriscono in un più ampio dibattito sulla preparazione della prossima legge di Bilancio 2018. Ove mai ci fossero risorse disponibili non potrebbero superare i 3 miliardi di euro, ma - a oggi - è molto più realistico ipotizzare che la disponibilità non possa superare gli 1,5 miliardi. Al di là della maggiore o minore flessibilità che sarà concessa da Bruxelles, questa cifra non è risolutiva né per una riduzione dell'Irpef né per un intervento risolutivo sul cuneo fiscale.

Dinanzi a tanti dubbi c'è, invece, chi sembra avere le idee chiare. «Il commercio vanno sostenuti, con politiche di settore e con scelte di carattere generale e politiche fiscali che siano certe, perché le tasse si devono pagare, ma devono essere anche eque, sostenibili e progressive», ha detto il presidente della Camera, Laura Boldrini, agli associati di Confesercenti, evidenziando che «chi accumula grandi ricchezze ha il dovere di contribuire più degli altri al benessere del Paese». Una bella patrimoniale e passa la paura.

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