«La querela del Pd non ci farà tacere»

20 Giugno Giu 2017 20 giugno 2017

Forte e Ismail resistono sul caso islam. E rilanciano: «Sala deve difenderci»

Se il Pd pensava di chiudere il discorso con le carte bollate ha sbagliato i conti. Nonostante la querela arrivata dal partito milanese, Matteo Forte e Maryan Ismail non fanno passi indietro. «Non ci facciamo intimidire» dicono il consigliere comunale e l'antropologa, ponendo ai Democratici le questioni già sollevate col dossier «Pd e islamismo politico: un rapporto non occasionale».

Quale islam il Pd ha scelto come interlocutore e perché? Questo il tema. A fine maggio, a Forte e Ismail è stata notificata la querela del partito, che ha ritenuto inaccettabile l'accostamento del suo simbolo a quello dei Fratelli musulmani, organizzazione internazionale dell'integralismo islamico. Ieri, nel corso di una nuova conferenza stampa a Palazzo Marino, Ismail e Forte hanno sottolineato come sia stata la capogruppo Pd in commissione Esteri, Lia Quartapelle, la prima a operare l'accostamento, con un saggio dedicato alle vicende dell'Egitto e intitolato «Siamo tutti Fratelli musulmani». Il Giornale ne ha dato conto. L'articolo della «quasi ministra degli Esteri» - Quartapelle andò molto vicina alla Farnesina nel 2014 - entra così a far parte idealmente del dossier, così come il post con cui il candidato di Sesto Bilal Daaou consigliava «vivamente» un video del predicatore antisemita Tareq Al Suweidan. Per la sua sfida all'islam politico, intanto, Ismail è stata additata come una sorta di apostata, in rete. La sua fede, la sua identità, la sua battaglia sono finite nel mirino. E lei, che fa parte del tavolo nazionale dell'islam insediato al Viminale, si rivolge al ministro Marco Minniti e al Pd nazionale: «Non può restare silente su questo caso. Sono metodi che nel mondo chiamano Jihad by court, jihad in tribunale». Forte, invece, chiama in causa il sindaco, Beppe Sala, e avverte: «È chiaro che non mi si potrà chiedere di sedere al tavolo sulle nuove regole del Consiglio». Il Pd milanese, comunque, su Forte e Ismail non molla: «Prima diffondono bugie diffamanti sulla reputazione altrui - dice il segretario Pietro Bussolati - e poi fanno vittimismo pretendendo di trovare comprensione sotto l'ala del sindaco e del ministro».

AlGia

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