Odio e razzismo se l'integrazione è un fallimento

Odio e razzismo se l'integrazione è un fallimento
20 Giugno Giu 2017 20 giugno 2017

Si rischiano forme di odio e intolleranza assai più concreti da quelli generati dalle leggi razziali

Il Senato palestra dello ius soli e la Londra di Finsbury Park dove un uomo spinto dall'odio investe un gruppo di musulmani sono, da ieri, assai più vicini. In una dimensione temporale la vicenda londinese è la proiezione della superficialità di chi in Italia scommette sulla riforma del diritto di cittadinanza. Dietro quella superficialità c'è l'incapacità di capire che razzismo e odio per il diverso sono semplicemente l'altra faccia della mancata integrazione di quelle seconde e terze generazioni diventate, in Inghilterra, Francia e Belgio, l'humus del radicalismo islamista.

L'Inghilterra degli ultimi trent'anni è il vetrino su cui i sostenitori dello ius soli dovrebbero soffermarsi per capire i rischi a cui ci espongono. La crisi delle ex colonie è stata per il Regno Unito l'equivalente della Libia porta dei migranti di oggi. Dai primi anni ottanta la swinging London è diventata la Londra meticcia e colorata di decine di etnie. Per molte l'integrazione è stata facile e ha prodotto al più tassi elevati di delinquenza. Lo scoglio su cui si è schiantata la corazzata inglese è stata l'integrazione delle comunità islamiche. Grazie a tassi demografici senza pari i musulmani si sono triplicati passando da un milione circa nel 1991 a oltre tre milioni nel febbraio 2016. Questa bolla demografica ha divorato città, quartieri e periferie. A Londra gli oltre 600mila musulmani sono oggi il 12,4% della popolazione e controllano una rete di 427 moschee. In una Birmingham da oltre 200 moschee i musulmani sono il 21,8 per cento. Ma se guardiamo ai circa 278mila giovani in età scolare scopriamo che i 97mila musulmani sono già maggioranza rispetto a 93mila cristiani mentre i restanti sono ebrei, induisti e buddhisti. Nel sobborgo londinese di Tower Hamlets i residenti musulmani superano il 32 per cento, ma i loro figli in età scolare sono 34.500 contro i 9mila superstiti di fede cristiana. E nelle periferie dove i musulmani sono maggioranza o quasi gli inglesi rimasti non si misurano soltanto con le difficoltà economiche, ma anche con l'intolleranza di quei segmenti delle comunità islamiche decisi a imporre il proprio modello religioso e sociale. E non si tratta di segmenti minimali.

Stando a un sondaggio del 2006 di Channel4 su un campione di mille soggetti il 26% dei musulmani sognava un'Inghilterra trasformata in uno Stato Islamico. A fronte di questa fisiologica tendenza all'estremismo Londra ha di fatto abbassato la testa permettendo l'attività di 85 corti islamiche autorizzate a sentenziare in ambito matrimoniale ed economico. Un salto devastante nel pozzo di una discriminazione giuridica che consente ai musulmani di appellarsi a leggi diverse e contraddittorie rispetto a quelle imposte ai sudditi inglesi. Così se da una parte la ricercata e voluta mancata integrazione spinge i musulmani più estremisti verso il modello jihadista dall'altra la frustrazione degli inglesi abbandonati a se stessi genera odio e razzismo.

Ma attenzione l'Italia non sta meglio. In meno di un ventennio una confusa ideologia dell'accoglienza ha creato un sentimento di diffidenza nei confronti dei diversi estraneo alla nostra mentalità. L'immissione per diritto acquisito di bimbi e ragazzini provenienti da famiglie non integrate nel nostro ordinamento sociale rischia d'amplificare il disagio. E di creare forme di odio e intolleranza assai più concreti da quelli generati dalle leggi razziali alle quali, al tempo del fascismo, ben pochi italiani ritennero di doversi adeguare.

Commenti

Commenta anche tu