Serve un thriller su Fitzgerald per fare gossip (letterario)

Serve un thriller su Fitzgerald per fare gossip (letterario)
6 Luglio Lug 2017 20 giorni fa

John Grisham racconta la «solita cricca» di scrittori, intellettuali, editori. È la Florida, ma sembra l'Italia

Se in Italia qualcuno rubasse i manoscritti autografi di, che so, Italo Svevo o Eugenio Montale o Filippo Tommaso Marinetti, il bibliofilo più noto sospettato sarebbe uno solo: Giampiero Mughini. Negli Stati Uniti, invece, dalla Princeton University sono stati rubati cinque preziosi manoscritti di Francis Scott Fitzgerald, e il maggiore sospettato si chiama Bruce Cable, un ricco e misterioso librario, un Mughini americano di Camino Island, in Florida. Davvero? No, però è la bella trama dell'ultimo romanzo di John Grisham, Il caso Fitzgerald (Mondadori), dove finalmente non ci sono giudici e avvocati e aule giudiziarie, e forse rischia di essere uno dei migliori dell'autore.

Al di là del thriller sui manoscritti, e al di là perfino di Fitzgerald (non aspettatevi disquisizioni o scoop sul finale di Tenera è la notte), qui c'è tantissimo gossip d'autore sul mondo editoriale americano. Camino Island, per esempio, è una sorta di Capalbio benché molto poco radical chic. Da Bruce Cable, proprietario di Bay Books, tutti gli autori passano per presentare i propri libri, dai più trash ai più prestigiosi, è come Fabio Fazio ma meno settario (sebbene abbiamo stabilito che Cable è in realtà Mughini, il bibliofilo ladro, per cui Fazio sarà Myra Beckwith, l'intellettuale dell'isola). Si parla della crisi delle librerie indipendenti, perché «le grandi catene avevano tutti i bestseller a prezzi scontati, a volte perfino del 50%, e ormai con Internet e Amazon la gente cominciava a comprarseli da casa». Mentre un mondo a parte è quello delle prime edizioni, dei libri rari e autografati, e Grisham ne cita tantissime, da Il giovane Holden di J.D. Salinger a A sangue freddo di Truman Capote, e altre prime edizioni da usare come esca per il Cable Mughini, come la prima edizione di Meridiano di sangue di Cormac McCarthy, pubblicato da Random House nel 1985, valore quattromila dollari.

Altri parallelismi: le recensioni che contano nella cricca intellettuale radical chic sono quelle del Times (in Italia cosa sarà? Repubblica?) e quando arriva una stroncatura si può sempre rispondere «E chi lo legge il Times?», oppure «Spazzatura di sinistra» (sì, è Repubblica).

Attenzione: per gli autori di narrativa commerciale come Grisham non esiste una vera distinzione tra letteratura alta, media o bassa, sono un mondo a parte, e forse hanno ragione. Anche perché la narrativa di genere è salita di qualità, mentre quella alta o media è scesa senza avere il mestiere dell'intrattenimento. È il motivo per cui in Italia gli intellettuali, dopo aver perso la scrittura (prendete una frase di qualsiasi romanzo premiato negli ultimi anni e mettetelo a confronto con quella di Grisham e vedete se ci sono differenze), non sanno costruire le trame, solo manuali di sbadigli. Allora, secondo Grisham, la questione anche dal punto di vista creativo è semplice: «Di solito gli scrittori si dividono in due fazioni: quelli che pianificano con cura la storia e sanno come finisce ancora prima di cominciare, e quelli che si rifiutano di farlo per la convinzione che, una volta creati, prima o poi i personaggi faranno qualcosa di interessante». Aggiungerei una terza fazione: quella degli scrittori che non si pongono questo problema (insomma, non ce lo vedo Proust a fare uno schemino su personaggi e storia, e tuttavia quanto servirebbe lo facessero da noi! O almeno studiassero i plot di Netflix!).

Esattamente come da noi, tutto il sottobosco di pseudo-scrittori che gira intorno a Camino Island Capalbio, con una nuova invasione di specie, gli autori autopubblicati i quali non hanno neppure più bisogno di pagare un editore per distribuirsi, vanno solo su internet e poi in giro fisicamente, a rompere le scatole al prossimo con una presentazione. Inarrestabili, «scrivono un libro ogni due giorni, lo mettono online, si definiscono scrittori. Ne stampano qualche copia e bazzicano la libreria e un giorno sì e uno no passano a controllare quanto hanno venduto. Una vera rottura di palle». Una rottura di palle internazionale.

Le presentazioni, quasi tutte, sono una fregatura anche in America, a Camino Island è pieno di scrittori e scrittrici indaffarate in coast to coast per vendere tre copie a incontro, ma bastano a far felice il proprio ego. Ci si invidia molto, soprattutto per le vendite, e se è il caso ci si butta a scrivere sotto pseudonimo un romanzo rosa, cosa che in Italia invece avviene alla luce del sole e del Premio Strega e senza che nessuno se ne vergogni. Per esempio Jay Arklerood «è un altro snob letterato che non riesce a vendere e odia quelli che ce la fanno, è pure un poeta», ditemi voi se non sembra qualsiasi autore italiano.

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