Lo Jünger brasiliano ha i ritmi e colori del futuro "ribelle"

Lo Jünger brasiliano ha i ritmi e colori del futuro ribelle
7 Luglio Lug 2017 07 luglio 2017

Il diario del viaggio in Sudamerica datato 1936 è una contemplazione solitaria lunga due mesi

In un tempo tellurico che stava per produrre il massimo dispiegamento delle forze della produzione e del lavoro, Albert Hofmann, inventore dell'LSD e amico di Ernst Jünger, così scrisse: «Eravamo entrambi Waldgänger. Abbiamo preferito il bosco alla città». Ma se per Hofmann il bosco fu il laboratorio scientifico dove sperimentare sostanze stupefacenti, per Jünger fu un groviglio di esperienze. Arruolatosi minorenne nella Legione straniera, soldato in entrambe le guerre mondiali, entomologo di prim'ordine, peso massimo della letteratura e della filosofia, lo sciamano della scrittura compì mille variazioni per trovare una traiettoria di libertà. Di fronte a una chiara direzione di senso in cui il progresso, mentre combinava velocità e accelerazione, iniziava a estromettere l'umano, egli ricercò la via che conduce al bosco in ogni modo possibile, anche attraverso i viaggi. Scrisse sulla Sicilia, sulla «rossa, amara e virile» Sardegna, sulla Grecia.

Ed esce ora Traversata atlantica (Guanda, pagg. 226, euro 22, traduzione di Alessandra Iadicicco), diario di viaggio in Sud America inedito in Italia. L'anno è il 1936. Jünger si imbarca sul Monte Rosa, un piroscafo che collegava Amburgo al Brasile. Da poco ha superato i quarant'anni. Vive di scrittura e tiene sin da ragazzo un diario. Al ritorno da queste otto settimane di viaggio avrà compilato quattro quaderni.

Con impressionante forza simbolica descrive flora e fauna, piante, insetti, serpenti, pesci volanti, riuscendo a desumere già da uno scorcio approssimativo e fugace identità di terre e di uomini: «L'occhio distingue tre grandi strati, cioè anzitutto il mondo elementare dei tropici, poi il sedimento del vecchio stile coloniale e infine le formazioni plasmate dalla civiltà» (13 novembre). Il libro sarà pubblicato solo nel 1947, e dedicato ai prigionieri di guerra tedeschi in Inghilterra per far provar loro quella «serenità solare che in patria troverebbero solo per alcuni quarti d'ora». Non va in stampa prima perché nel 1938 Jünger è intento nella rielaborazione de Il cuore avventuroso e nel 1939 parte per la Francia come ufficiale della Wehrmacht ed esce Sulle scogliere di marmo. Nel frattempo sta anche lavorando a Irradiazioni, pubblicato nel 1949, ma le cui note vengono scritte tra il 1941 e il 1945.

La nave salpa il 20 ottobre. Jünger fa esperienza della sala macchine: «In queste stanze, in cui i passeggeri non entrano quasi mai, si nasconde l'intelligenza autentica e il lavoro che sospinge avanti la nave. (...) Se ancora si suda di fronte a questi paioli, significa che non siamo ancora usciti dal XVI secolo» (30 ottobre). Viaggia da solo, come altre volte. La moglie Gretha, rimasta a Goslar con i due figli, stava preparando l'ennesimo trasloco. A bordo trova persone conosciute prima della partenza e altre come Otto Storch, di cui perderà poco dopo le tracce insieme ad altri quindici viaggiatori. Emigrano in Brasile lasciando nave e passaporti ma soprattutto il nazismo. Con Storch manterrà un breve rapporto epistolare riportato in questo libro, insieme alle lettere confidenziali e piene di curiosità aneddotiche scritte al fratello Friedrich Georg.

La cabina è divisa per poco tempo con «un tremendo chiacchierone che mi ha tenuto una conferenza di un'ora sull'arte di preparare le valigie. Per fortuna sono riuscito a liberarmi della sua compagnia corrompendo uno steward» (20 ottobre). Il 7 novembre è a Parà, dove indossa un abito di lino e un cappello di paglia «perché ho notato che l'abbigliamento europeo suscita rispetto». Ma più di tutte ricorda la sosta a Rio, tanto che ne riparlerà anche ne La capanna nella vigna dove scrive di aver invitato, il 23 novembre, «Busch a bere una bottiglia di champagne. (...) Poi siamo andati a ballare in un piccolo cabaret. (...) Meno male che presto abbiamo finito i soldi». Partecipa malvolentieri alle gite organizzate, alle chiacchierate sulla sedia a sdraio con taluni compagni di viaggio (Storch e Brand) e a momenti leggeri in cui la comitiva viene assorbita «dal fotografare e filmare» (5 novembre).

I suoi interessi sono altri. Già alla prima sosta scrive di esser «venuto a conoscenza di molte nuove piante che fino ad allora aveva visto solo dentro serre». Il 18 novembre visita il rettilario con i suoi serpenti velenosi. Tocca marginalmente gli sviluppi già evidenti di una metropoli come Rio de Janeiro, mentre si dedica alle foreste vicine alla città, scrivendone in una cartolina a Carl Schmitt: «Caro signor consigliere di Stato (...). Qui ho studiato le foreste. (...). Qui ho fatto bottino di prede inaspettate, vale a dire che ci si deve muovere come un metafisico, non solo come un viaggiatore» (22 novembre). Il codice di comportamento è infatti quello abituale del solitario perché la sua è una scrittura iniziatica grazie alla quale si entra in contatto con le profondità di quei posti. La geografia diventa perciò topografia spirituale in grado di fargli contemplare e intendere cosa si muova sotto la superficie.

Pur sotto la patina di una impercettibile ironia, Jünger si incunea in tutto ciò che lo circonda. Il bosco è infatti destino di solitudine che si attraversa per linee tortuose. Ecco perché Detlev Schöttker, nella postfazione, svela che in non poche di queste note diaristiche sono in embrione i lineamenti del «ribelle». L'atteggiamento del contemplatore solitario «libero, sereno attivo - nonostante tutte le bassezze che ci circondano» (15 dicembre) è infatti quello della serenità eroica, della désinvolture tradotta in Traversata atlantica con «superiorità divina»; di una Waldeinsamkeit («solitudine boschiva») di cui si trovano in questo libro ampie tracce.

È forse proprio in questo viaggio che inizia a riposizionare i primi tasselli della sua futura resistenza spirituale: «Nella malia del mare avvertiamo il nostro essere che fluisce e si dissolve; tutto ciò che in noi è ritmico si ravviva, risonanze, battiti, melodie, il canto originario della vita che va cullandosi nei tempi. Il suo incantesimo dopo giorni trascorsi indugiando sul lido, ci fa tornare indietro svuotati, eppure felici come dopo una notte trascorsa danzando» (30 novembre). Siamo ai primordi ma le avvisaglie ci sono tutte per identificarle come tracce sui cui lavorerà nel Trattato del Ribelle.

Tags

Commenti

Commenta anche tu