Le banche vanno alla prova dell'Ecofin

Le banche vanno alla prova dell'Ecofin
8 Luglio Lug 2017 08 luglio 2017

Attesa una stretta sulle sofferenze. Vestager a rapporto su Mps e le venete

Altra stretta sulle sofferenze bancarie in vista. E i maggiori istituti di credito tornano a fare i conti con la mole di npl che, nonostante le cessioni, continuano ad appesantire i bilanci e che, in sede di vendita mostrano valorizzazioni piuttosto modeste, sia rispetto al nominale, sia al tasso di copertura. La conseguenza? Possibili ulteriori perdite da riportare a bilancio. L'Ecofin in calendario lunedì e martedì, su pressione dei ministri delle Finanze del Nord Europa, potrebbe chiedere alle banche di dotarsi di maggiore capitale per i prestiti in bilico. Nella stessa occasione i responsabili di concorrenza Ue (Vestager), Single Resolution Board (Koenig) e Single Supervisory Mechanism (Nouy) spiegheranno il motivo delle decisioni sulle modalità di salvataggio di Mps, di Pop Vicenza e di Veneto Banca, accolte con critiche in alcuni paesi. «Data la loro dimensione, l'attuale livello di npl in alcuni Stati membri può non ridursi a un ritmo soddisfacente», è scritto nella bozza del documento conclusivo in cui si richiedono più sforzi, facendo attenzione ad evitare gli effetti di svendita.

Il mercato italiano d'altro canto, come ha evidenziato uno studio di Pwc, è ancora sommerso dai non performing loan, ovvero dai crediti deteriorati, che a fine 2016, ammontavano a 324 miliardi di euro, ma comunque il valore più elevato d'Europa e con un indice di copertura delle sofferenze pari al 56,5%. Per le società come DoBank, prossima alla quotazione, che operano nel recupero dei crediti deteriorati, il BelPaese è sicuramente «a place to be» come scrive Pwc. Ma per le banche la sfida rimane elevata. In questo scenario, nel giro di due settimane, si sono registrate due operazioni particolarmente significative: la cessione attraverso una maxi cartolarizzazione di 26 miliardi di npl di Monte Paschi al 21% del valore nominale e la cessione di un portafoglio di npl da 938 milioni di Carige al 33% del nominale. «Il divario tra le due operazioni è da ricondursi alla diversa composizione dei portafogli di crediti incagliati. Per i crediti chirografari (non assistiti da garanzie reali ndr) le valutazioni vanno dal 5 al 15%; mentre per i crediti ipotecari si parla di una forchetta di valutazioni compresa tra il 25 e il 35%» sostiene Vito Ruscigno, a capo della divisione npl di Pwc.

Certo è che se si dovessero applicare simili parametri alle sofferenze dei maggiori istituti di credito italiani potrebbe costare caro, nonostante gli enormi passi avanti effettuati anche nel corso degli ultimi mesi per alleggerire la pesante eredità del passato.

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