Brizzi rende romanzesco anche un pellegrinaggio

Brizzi rende romanzesco anche un pellegrinaggio
12 Luglio Lug 2017 10 giorni fa

Se volete fare il Cammino di Santiago, dovete leggere questo libro. Se non volete fare il Cammino di Santiago dovete leggerlo lo stesso, altrimenti non capirete mai il perché e il percome del fenomeno, del numero sempre più assurdo di persone che si procurano vesciche su quel lungo itinerario. Che poi Il sogno del drago. Dodici settimane sul Cammino di Santiago da Torino a Finisterre (Ponte alle Grazie) non va considerato un dovere bensì un piacere: l'italiano di Enrico Brizzi è, da quando apparve, uno dei migliori in circolazione. Niente sociologia e men che meno teologia, solo buona letteratura nella forma del diario di viaggio. Ovviamente zaino in spalla come lo scrittore bolognese, vecchio scout, ci ha abituato da parecchi libri ossia da Nessuno lo saprà. Viaggio a piedi dall'Argentario al Conero. «Da troppi libri», mi è scappato detto prendendo in mano il nuovo volume. Perché, lo esplicito casomai non fosse chiaro, sono fra coloro che a fare il Cammino di Santiago, o altri pellegrinaggi similmente faticosi e sudaticci, non ci pensano proprio. A me piace la vita comoda e non credo che la mia fede ne venga sminuita: prego ogni domenica nella chiesa più vicina, convinto che Dio sia ovunque e non solo nei santuari di problematica ubicazione. Brizzi dopo la tappa del Monginevro scrive che la fatica «libera la mente dall'inessenziale e lascia spazio ai pensieri sulle cose ultime». Sarà senz'altro vero per lui e per altri, a me invece per pensare alle cose ultime basta andare a letto e spegnere la luce.

La freddezza mi è passata presto, direi a pagina 23 con la descrizione di un chiosco bolognese (siamo ancora nel prologo) che guarda caso conosco anch'io. «Agnese delle cocomere» è un locale molto alla buona che grazie a un avverbio e a due aggettivi perfetti Brizzi trasfigura e colloca nella regione del mito. È la gloria di questo narratore, l'invidiabile capacità di ingrandire piccole cose per mostrarci un tesoro che noi, miopi, mai avremmo notato. Figuriamoci quando lo stesso metodo viene applicato alle grandi cattedrali di Spagna. Dopo molte ore di cammino lo scrittore giunge finalmente sotto le possenti moli gotiche e ci comunica uno stupore da pellegrino medievale, un'ammirazione per i capolavori dell'architettura cristiana che perfino a un accidioso come me insinua la voglia di partire alla volta di Burgos e di Léon (però in Range Rover, non esistendo scrittura capace di trasmettermi l'amore per gli ostelli da dieci euri, le sveglie alle sei del mattino, i trenta o quaranta chilometri sotto il sole della Meseta con uno zaino da 45 litri sulle spalle...).

Devo far presente che Brizzi è un cattolico parecchio adulto, un antico allievo di Umberto Eco che dichiara (pagina 189) di non credere nei miracoli, un estimatore di Papa Francesco, piazzato addirittura in un esergo, un camminatore che evita accuratamente di definirsi pellegrino... Non mi aspettavo grandi devozioni eppure quasi all'inizio (siamo sulle Alpi francesi) vengo sorpreso da una tirata contro-rivoluzionaria: «L'abbazia di Boscodon è stata beffardamente ridotta a stalla dai Giacobini nella stagione furiosa in cui si proclamava come unica religione possibile il culto della Dea Ragione. Oggi i secoli d'abbandono e incuria sono dietro le spalle: l'abbazia è tornata a essere abitata da religiosi legati alla Comunità di san Domenico». A conferma della sua soddisfazione, approfittando della ripristinata atmosfera ancien régime il pellegrino che tale non vuol dirsi accende una candela per ogni figlia, e siccome è uomo prolifico le candele sono quattro.

Eccoci al dunque. Il Cammino di Santiago è in buona (anzi cattiva) parte moda, escursionismo, evento: l'anno scorso lo hanno percorso 278mila persone, uomini e donne (ormai il 48%), ovviamente tanti spagnoli ma anche moltissimi italiani e tedeschi... In un continente in cui le chiese si svuotano è difficile credere che l'itinerario si affolli ogni anno di più (in certi tratti e in certi orari si registrano ingorghi) a motivo della fede in vecchie reliquie. E la figura di Santiago Matamoros, San Giacomo che in una battaglia decisiva apparve su di un cavallo bianco per prendere a sciabolate i maomettani, di certo non può attirare le odierne masse ireniste. Ciò nonostante, avvicinandosi alla conclusione del libro e del tragitto l'aria si fa sempre più mistica: «Si parte tutti col buio per arrivare entro mezzodì alla messa per i pellegrini nella cattedrale». Che il miracolo sia quello descritto da Brizzi nelle ultime pagine? Il precipitarsi davanti al sepolcro del Santo di tanti scarpinatori cattolicamente improbabili? «Farsi largo nella navata stracolma, cercare un angolo ai piedi d'una colonna; provare a rispondere a tono al celebrante spagnolo della messa, unire la propria voce al coro. È questo che fanno i peregrinos una volta giunti alla meta, ed è quello che fai anche tu».

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