Il linguaggio della bellezza

Il linguaggio della bellezza
12 Luglio Lug 2017 12 luglio 2017

Il gergo del trucco, parola per parola

"Ciò che noi chiamiamo con il nome rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo". Nel mondo della bellezza però le parole non sempre sono semplici come le rose e molto spesso si utilizza terminologia che farebbe inorridire i linguisti italiani più permissivi.

Ebbene sì, siamo tutti un po' colpevoli, usiamo le lingue straniere per molte tecniche di trucco e l'uso comune ha preso il sopravvento sul buon senso, così ci imbattiamo in frasi del tipo: effetto bonne mine, baking, contouring, strobing, per non parlare di make-up artist (MUA per abbreviare) make-up look, beauty look, skin care routine...ecc ecc

Che diavolo significano queste parole? In certi casi proprio come ci capita nei listening dei compiti di inglese 'si evince dal contesto' ma proviamo a dare un significato a questo gergo e togliamo le spine da queste rose.

Complicato da scrivere ma facile da capire, highlighting, significa letteralmente 'mettere in evidenza' perciò non è difficile da individuare in un make-up, anzi. Gli illuminanti si palesano subito, anche all'occhio delle meno esperte perché fanno riflettere la luce e creano il beauty look (ops, come non detto!) che tanto va di moda in questi ultimi anni.

Non c'è highlighting senza countouring, un altro parolone stra-usato che significa 'contornare' ma non è altro che il vecchio trucco correttivo che utilizzano le truccatrici da quando si è scoperto che la terra non è piatta. Ovvero è donare tridimensionalità al viso con l'utilizzo di terra, illuminanti, fondotinta e correttori. In parole molto povere si tratta di utilizzare sapientemente colori chiari e scuri per ridefinire i volumi camuffando i difetti ed evidenziando invece le parti che vogliamo mostrare. Insomma, un gioco di illusioni ottiche che creano il vero proprio 'trucco'.

Il fratello più giovane è lo strobing che è venuto fuori la scorsa estate e che è un highlighting per impavide. Una botta di luce che enfatizza ancora di più la luminosità del viso e che, soprattutto in foto, è molto scenografico. Si ottiene applicando l'illuminante sulla fronte, sulle gote, sull'arco di cupido e sotto l'arco sopraccgliare sfumando molto bene col resto dell'incarnato. Se avete dei difetti sul viso però è come se ci mettete accanto una freccia luminosa che li indica uno per uno dunque, questo tipo di trucco è da sfoggiare solo quando la pelle è omogenea e idratata.

C'è anche il sun stripping, sembra una pratica hard core ed invece è innocua anzi è a prova di dermatologo perché è una tecnica di trucco che ricorda il rossore post-esposizione al sole senza protezione solare. Ecco, non dovete andare in vacanza ma solo usare molto blush o fard, che sì, sono la stessa cosa. Una bella sfumata sulle gote e sul naso per sembrare tornate da una bella giornata la mare. Invece, siete solo state brave a usare il pennello.

Siamo arrivate all'effetto tanto amato, quello bonne mine che non è altro che un utilizzo del blush in modo più parco del sun stripping. Significa 'colorito sano', è francese e più che una tecnica di trucco è una aspirazione per noi portatrici sane di grigiore urbano. Nulla che un buon fondotinta, un correttore eccellente ed un fard non possano risolvere. Un tocco francese e siamo subito più chic.

Uno degli ultimi arrivati, il baking, no, non ha a che fare con la panificazione. Qui le cose si complicano perché si tratta di una tecnica adatta a chi ama i trucchi intensi. Serve molta pazienza e molta, molta cipria, fondamentale per questa metodologia di make-up che consiste nello stratificare il trucco e nel fissarlo con una polvere traslucida che 'cuoce' ogni strato. L'eccesso, va poi spennellato via e l'aspetto finale, anche se non molto naturale, dovrebbe mantenere inalterato il trucco per molto tempo. Se avete la pelle secca e qualche ruga sembrerete incartapecorite dunque non è quello che fa per voi.

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