L'arcivescovo di Strasburgo: "I figli dei migranti musulmani sostituiscono il popolo europeo"

L'arcivescovo di Strasburgo: I figli dei migranti musulmani sostituiscono il popolo europeo
13 Luglio Lug 2017 13 luglio 2017

Luc Ravel, arcivescovo di Strasburgo al giornale alsaziano Dernières Nouvelles d'Alsace: "Molti musulmani in Europa dicono con molta calma e tranquillità che un giorno l’Europa sarà tutta nelle loro mani!"

L’arcivescovo di Strasburgo sfida il politicamente corretto. “È in corso la ‘Grande Sostituzione’ dei popoli! Molti musulmani in Europa dicono con molta calma e tranquillità che un giorno l’Europa sarà tutta nelle loro mani!”, dichiara Luc Ravel, l'arcivescovo di Strasburgo al giornale alsaziano Dernières Nouvelles d'Alsace.

“Gli immigrati musulmani hanno un altissimo tasso di natalità mentre noi europei non facciamo più figli”, continua l’alto prelato. “Dobbiamo considerare anche il fatto che in Europa l’aborto, non è più solo permesso, ma addirittura incoraggiato! E questo lo dico non per una questione di fede ma perché amo la Francia!”, conclude la più alta carica religiosa di Strasburgo.

Il concetto della “Grande Sostituzione” è stato coniato nel 2010 dall’autore conservatore Renaud Camus definendolo come “la sostituzione di un popolo con un altro”. Il cambio avviene generalmente attraverso flussi di migrazioni di massa che nell’arco di qualche generazione trasformano la cultura e i valori di un popolo autoctono pur mantenendo inalterati i nomi dei luoghi oggetto dell’ondata migratoria.

Già nel 1974 il leader algerino Houari Boumediene davanti all’ Assemblea delle Nazioni Unite disse: “Un giorno milioni di uomini abbandoneranno l’emisfero sud per irrompere nell’emisfero nord. E non certo da amici. Perché vi irromperanno per conquistarlo, e lo conquisteranno popolandolo coi loro figli. Sarà il ventre delle nostre donne a darci la vittoria!”.

Non si è fatto nemmeno attendere l’appello di Erdogan che lo scorso marzo, parlando ai turchi europei, ha evocato Boumediene: "Da qui faccio un appello ai miei fratelli in Europa: non fate tre figli, ma cinque! Perché voi siete il futuro dell'Europa”.

Dati Pew Research Center rivelano che i musulmani in Europa saranno oltre 58 milioni nel 2030 rispetto ai 44 milioni che erano stati censiti nel 2010. Il dato ovviamente è destinato a crescere notevolmente in seguito a quest’ultima ondata migratoria da paesi dove l’islam è la religione predominante.

Germania e Francia sono i due paesi con il più alto numero di musulmani nell’Unione Europea, rispettivamente 4,8 milioni (5,8% della popolazione) e 4,7 milioni (7,5% della popolazione). L’Italia si trova al quarto posto con 2,2 milioni (3,7% della popolazione) dopo il Regno Unito (3 milioni e 4,8% della popolazione).

Secondo un recente sondaggio condotto dall’Intitute Montaigne, il 30% dei musulmani francesi considerano la sharia più importante delle leggi statali francesi mentre il 67% vuole che l’arabo venga insegnato ai loro figli nelle scuole pubbliche d’oltralpe.

Nella “capitale d’Europa” Bruxelles, Mohammed è il nome più diffuso per i neonati e lo stesso dato lo si può ritrovare in altre città importanti come Amsterdam e Oslo. La più grande moschea in Europa, capace di accogliere più di duemila fedeli, è stata costruita in Svezia, completamente finanziata dal Qatar.

Nel Regno Unito cinquecento chiese sono state demolite o trasformate in abitazioni private dal 2001 ma allo stesso tempo, altrettante moschee sono state erette nella sola Londra. Lo stesso accade in Belgio dove la storica chiesa gotica di Santa Caterina costruita nel 1874 doveva essere tramutata in un mercato ortofrutticolo.

In Italia, si cancellano le recite e i cori natalizi nelle scuole per non offendere i bambini di religione islamica e visite scolastiche a mostre di “arte sacra” vengono cancellate per non urtare i bambini non cristiani alla vista del crocifisso.

Il tutto nel silenzio inesorabile di un’Unione Europea che ha voluto negare la sua storia anche nell’appena inaugurato “Museo della Storia Europea” dove manca qualsiasi riferimento al ruolo della religione cristiana nella storia del continente.

Chissà se ora il francese Valery Giscard d'Estaing, allora presidente della Convenzione europea, prova qualche rimorso per aver rifiutato in malo modo ("La lettera se la può tenere in tasca") la missiva con cui Papa Wojtyla chiedeva l’inserimento del riferimento alle radici giudaico-cristiane in quella che sarebbe dovuta essere la carta costituzionale dell’Unione europea. Un’Unione europea ora rimasta senz’anima.

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