La Borsa vede l'accordo sul dieselgate, Fca +4%

La Borsa vede l'accordo sul dieselgate, Fca +4%
14 Luglio Lug 2017 14 luglio 2017

Per gli analisti è possibile una sanzione da meno di 500 milioni. Addio al mito Viper

Sull'esito del Dieselgate americano di Fca il mercato vede positivo, mentre il Lingotto mantiene un atteggiamento prudente. Ad Auburn Hills, quartier generale del gruppo, si attende l'ok delle autorità americane alle motorizzazioni a gasolio sotto accusa dopo gli aggiornamenti svolti. Nel frattempo è ripartita la produzione dei pick-up Ram 1500, coinvolti nella vicenda insieme alla Jeep Grand Cherokee, destinati ai mercati fuori dagli Stati Uniti.

Questa decisione e l'ottimismo degli analisti su tutta la vicenda hanno giovato alle azioni Fca, ieri a 10,47 euro grazie al +3,9% segnato a Milano. A premiare il titolo è anche il report di Mediobanca Securities nel quale viene confermata la raccomandazione outperform con il prezzo obiettivo fissato a 14 euro. Anche Piazzetta Cuccia interpreta il riavvio delle linee di montaggio del Ram 1500 come un segnale importante verso una possibile soluzione che non penalizzi più di tanto il gruppo guidato da Sergio Marchionne. Mediobanca ipotizza, in proposito, una sanzione a Fca inferiore a 500 milioni di dollari oltre a una serie di costi riguardanti i necessari richiami dei veicoli interessati. Gli stessi analisti, in caso di mediazione tra Fca ed Epa, l'Authority per l'ambiente, stimano anche un forte rimbalzo delle azioni.

Il dossier Fca è da alcuni giorni nelle mani Kenneth Roy Fenberg che dovrà mediare tra il gruppo automobilistico e le autorità. La decisione ha indotto il mercato a pensare a un'accelerazione verso un accordo. Feinberg, che ha ricevuto l'incarico dal giudice federale di San Francisco, è pratico della materia avendo trattato, in precedenza, tra il Gruppo Volkswagen e la controparte Usa. Il super consulente avrà comunque bisogno di tempo per studiare tutto il faldone. Mediobanca, in proposito, confida in un'intesa entro agosto.

Resta la recente dichiarazione alla Reuters di Scott Pruitt, nuovo capo dell'Epa, di voler affrontare la questione delle emissioni diesel «in maniera molto aggressiva». L'arrivo di Pruitt all'Epa era stato accompagnato da polemiche visti i suoi legami con le lobby petrolifere e la sua immagine, negli Usa, non propriamente green. «Di certo - afferma un osservatore - Pruitt deve proporsi all'opinione pubblica come paladino dell'ambiente e pronto a fare rispettare la legge, ma dall'altra parte non si deve dimenticare che Donald Trump si è sempre espresso a favore dello sviluppo dell'industria Usa dell'auto e dei posti di lavoro». Fca, intanto, tace.

Reale, invece, è la chiusura, il 31 agosto, della fabbrica di Conner (Detroit), che metterà così la parole fine al mito Dodge Viper, la «Ferrari» americana come in tanti l'avevano definita. L'ultimo modello, da 90mila dollari, risale a tre-quattro anni fa. Gli 80 addetti, come ricorda Automotive News, saranno dirottati in altri impianti di Fca. A pesare sarebbero stati la mancanza del cambio automatico e il fatto la vettura non rispetta le norme sulla sicurezza che andranno in vigore da settembre.

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