La morte epica dell'eroe di Tienanmen

La morte epica dell'eroe di Tienanmen
14 Luglio Lug 2017 14 luglio 2017

Il Nobel per la Pace Lu Xiaobo era malato. Ma non ha mai ceduto al regime

In un mondo a noi inaccessibile avrà di sicuro raggiunto l'attivista tedesco Carl von Ossietzky, il primo Nobel per la Pace in stato di detenzione, deceduto in un ospedale nazista nel 1938. Chissà quante volte Lu Xiaobo avrà pensato a Ossietzky e all'incredibile parallelismo delle loro esistenze. Paladini della libertà, dei diritti dell'uomo, uniti in una battaglia, spesso impari, contro qualsiasi forma di dittatura. Xiaobo è morto ieri 61 anni. Era malato di cancro al fegato, e ricoverato al First Hospital of China Medical University di Shenyang. A favore del dissidente, a cui nel 2010 fu assegnato il Nobel per la Pace come riconoscimento della sua vibrante e non violenta battaglia per i diritti dell'uomo in Cina, si sono schierati con appelli e iniziative di ogni genere amici, attivisti e anche governi stranieri, affinché potesse essere trasferito all'estero per ricevere cure mediche. Purtroppo il governo di Pechino si è messo di traverso, negando a Xiaobo, nonostante persino una lettera scritta di pugno da Angela Merkel al presidente cinese Xi Jinping, un epilogo dignitoso. Di fatto confermando negli atteggiamenti le motivazioni delle battaglie perpetrate dallo scrittore. Un ulteriore e pesante atto di accusa è arrivato dal comitato per il Premio Nobel che ha ribadito quanto «pesante e vergognosa sia la responsabilità del governo cinese nella prematura scomparsa».

Tutto questo dimostra il timore dell'establishment di Pechino nei confronti di un uomo dal carisma straordinario, seppur debilitato dalla malattia e costretto a scontare in galera gli ultimi giorni della sua esistenza. Timore più che motivato, perché Xiaobo, nato a Changchun nel 1955, è stato davvero un uomo capace di scuotere le coscienze. Di lui resterà per sempre impressa nella memoria la foto della sedia vuota con il Premio Nobel e il diploma durante la cerimonia che si svolse a Oslo il 10 dicembre 2010, l'omaggio a un uomo che stava già marcendo in carcere per aver combattuto la ferocia del comunismo. Era un giovane e brillante professore universitario di letteratura quando scoppiò il movimento studentesco del 1989 contro la tirannia di Deng Xiaoping. Partecipò attivamente ai falliti tentativi di dialogo con le autorità e alle successive proteste di piazza Tienanmen, aderendo anche a uno sciopero della fame assieme al popolare cantante taiwanese Hou Dejan. Fu arrestato e trascorse 18 mesi in prigione dopo essere stato condannato come controrivoluzionario. Nel 1995 subì una condanna a tre anni in un campo di rieducazione attraverso il lavoro per aver diffuso articoli critici verso il governo. Scontata la pena, gli fu vietato di continuare a insegnare. L'ex professore continuò a criticare il regime attraverso saggi e articoli che venivano pubblicati all'estero e diffusi clandestinamente anche in Cina. Scritti di denuncia che portarono Xiaobo a diventare uno dei principali punti di riferimento per i dissidenti cinesi e gli attivisti dei gruppi internazionali per i diritti umani, anche dopo l'ultimo definitivo arresto nel giorno di Natale del 2009. Lascia la moglie Liu Xia, anche lei un'insegnante, costretta spesso alla fuga e a nascondersi per aver condiviso le vibranti e purtroppo impari battaglie del marito.

Struggente e realista il ricordo del premio Nobel per la Letteratura Mario Vargas Llosa che dell'amico Xiaobo sottolinea «il coraggio e il sacrificio. Se avesse accettato l'esilio all'estero avrebbe ottenuto libertà e sicurezza, ma l'impatto sulla società cinese sarebbe scomparso».

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