Donne, vacanze e libertà: colpiscono i nostri simboli

Donne, vacanze e libertà: colpiscono i nostri simboli
15 Luglio Lug 2017 11 giorni fa

I terroristi scelgono ancora bersagli emblematici. Così come il Mar Rosso, a lungo popolare meta di viaggi

Per anni è stata la vacanza delle amiche. Si partiva insieme, per ritrovare quella spensieratezza dell'adolescenza. Low cost in tutto. Una settimana, tanto bastava per tornare indietro nel tempo. Un paio d'ore d'aereo, mare da cartolina e resort fintamente di lusso a rievocare fasti da mille e una notte. La formula era delle più invitati. A Hurghada come ad Hammamet. «Last minute» e «all inclusive» volevano dire principalmente Mar Rosso, Tunisia. Gli animatori che facevano a gara per portare borse e valige. Il sogno delle più sprovvedute era di rivivere «Dirty Dancing» formato «La mia Africa», e a casa si tornava carichi di spezie e Narghilè.

Sembra un secolo fa, ma sono passati solo due anni da quel 2015. Nessuno avrebbe mai osato immaginare che la realtà irrompesse così, in modo brutale un giorno di sole, tra materassini gonfiabili e infradito lasciate sul bagnasciuga. Un mostro di vent'anni è spuntato dal golfo di Hammamet, a Sousse, armato di kalanikov ed esaltazione e ha fatto fuoco. Bersagli in costume da bagno. Inglesi, tedeschi, belgi, francesi. Trentotto, uno dopo l'alto. Sangue e sabbia. Gli ombrelloni di foglie a fare ombra alle salme.

Quel giorno è finito tutto. Il resort, bolla di paradiso che scampa al mondo, lontano dall'orrore del terrorismo; quelle mura ad arco e mosaico, le sale da pranzo un po' kitsch da cinquecento posti facevano tanto scialuppa di salvataggio da un mondo che fuori andava al contrario. Dentro no.

Si aveva quella sensazione di time break. Attraversata quella linea di confine ti sentivi in zona franca. E tutto era fatto esattamente per darti la sensazione di sicurezza. Zero pericoli e uscite ridotte il più possibile, filtrate da accompagnatori e guide turistiche a fare da tramite a quei due mondi che non si sono davvero mai incontrati. La gita in pulmino alle dune, il selfie con cammello e beduino, il bagno nella gabbia con gli squali per dare al viaggio un gusto esotico. Era tutto a portata di mano ed era fantastico. In due anni la paura della morte ha polverizzato tutto. Solo i più temerari erano disposti ormai a viaggiare in quelle zone, e all'arrivo trovavano ormai decadenza. Rovine di quello che un tempo era un business che cresceva a ritmi esponenziali. I voli charter che partivano più volte al giorno oggi sono fermi.

All'hotel Bella Vista di Hurghada nel 2016 c'è stato un incidente. Un commando ha iniziato a sparare facendo tre feriti. Le forze di sicurezza a sminuire, ad assicurare che erano rapinatori. I testimoni che giurano di averli sentiti urlare le solite frasi da terrorista. «Allah akbar», le magliette nere e le cinture esplosive che si vedono nelle immagini scattate dai poliziotti dopo averli braccati e uccisi prima che entrassero in hotel a farsi esplodere. L'attentato di Hurghada di oggi è l'epilogo definitivo di tutto. Le vittime sono tutte donne. Colpite a morte. Probabilmente scelte per quella libertà che osavano indossare, mostrata sfacciatamente con quei bikini attillati e colorati. «Non cerco egiziani», avrebbe urlato l'attentatore. Da colpire ci sono i simboli, l'obiettivo è chiudere l'Europa nella sua fortezza, rintuzzarla e spingerla dentro i suoi confini, soffocare e ridurre sul lastrico chi nel resort aveva trovato un impiego, anche modesto, ma fondamentale per uscire dalla miseria. Sbarrare la strada all'Europa, all'Occidente, al turismo di massa, vuol dire far crescere la disperazione. L'estremismo cerca questo. Nuovi martiri per nuove vittime. E oggi quelle parole low cost, all inclusive, last minute, sono parole che suonano in modo orribile e vuoto davanti ai morti rimasti distesi in costume e in bikini sulla spiaggia.

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