Frosinone e il jazz dell'Italian West Side Big Band

Frosinone e il jazz dell'Italian West Side Big Band
15 Luglio Lug 2017 15 luglio 2017

Giancarlo Canini, Marco Tiso, Aldo Bassi, Eugenio Colombo, Maurizio Gianmarco e Giancarlo Schiaffini ribattezzano il gemellaggio con New Orleans

Non sai mai come accade e perché, magari passi una vita in quello che ti sembra il buco più nascosto del mondo e poi all’improvviso ti passa un’idea stramba per la testa, come una rivelazione, come un messaggero invadente che bussa alla finestra e allora pensi che hai finito gli alibi e le scuse e ti incammini da qualche parte. Metti tutto quello che hai in una sacca e vai alla ricerca del tuo orizzonte. Una cosa del genere deve essere capitata a uno che conosci, un grande sassofonista che troppe volte ha messo in disparte il suo talento, fermandosi a un passo dal confine. Si chiama Giancarlo Canini è la sua scommessa, ormai un’ossessione, è produrre un disco, a proprie spese, che è un tributo alla storia del jazz, a quello che lui è e a quello che vorrebbe essere, a quella passione che ti scarnifica la pelle, al demone di una musica che non puoi vivere in modo indifferente. È “Blue tone”, undici brani, un’ora, sei minuti e quaranta secondi di musica, con l’ambizione di riportare in questo secolo il jazz come si faceva negli anni ’50 e ’60, ma non per nostalgia o per accademia, ma per riappropriarsi di quello spirito e reincarnarlo nelle alchimie di questo tempo incerto e ancora tutto da definire. Ha messo su, con Marco Tiso, l’Italian West Side Big Band, coinvolgendo gente come Aldo Bassi, Eugenio Colombo, Maurizio Gianmarco e Giancarlo Schiaffini. Questa sera suoneranno a Frosinone, alle 21, in piazza Vittorio Veneto e il 19 a Isola del Liri, dove ribattezzano il gemellaggio con New Orleans. Ognuno in fondo ha il suo west side da ritrovare, una frontiera, una cavolo di utopia e pazienza se rimetti in gioco un pezzo di vita. E come in Boogie di Paolo Conte “I sax spingevano a fondo come ciclisti gregari in fuga… Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti”.

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