Aiuti a casa loro? Ecco la verità: diamo soldi ai Paesi sbagliati

Aiuti a casa loro? Ecco la verità: diamo soldi ai Paesi sbagliati
16 Luglio Lug 2017 16 luglio 2017

Altro che investimenti per bloccare i migranti: nel 2015 il governo ha stanziato 103 milioni per l'Afghanistan Fondi pure alla Palestina. Ma non all'Africa

Bisogna ammettere che «aiutiamoli a casa loro» non è mai stai stata una priorità del governo Renzi. Basta guardare non solo e non tanto a quanti soldi ha stanziato per gli aiuti internazionali, ma, soprattutto, a quali Paesi li ha dati. C'è di tutto tranne quello che sarebbe servito per mettere un freno alla partenza dei barconi dalle coste della Libia. Nel 2015, in piena emergenza sbarchi, la priorità del governo Renzi non è stata quella di aiutare un Paese che si affaccia sul Mediterraneo ma l'Afghanistan al quale ha versato ben 103 milioni e 500mila dollari. Più del doppio rispetto a quanto ha versato all'Iraq (51 milioni) e al Pakistan (44,1) e tre volte di quanto ha dato all'Etiopia (34,9). Non è l'unica stranezza. Nel 2015 abbiamo dato 32,1 milioni alla Palestina che, ancora una volta, non rappresenta una priorità per l'Italia e che, peraltro, è stato il Paese che è stato più aiutato dalla Ue tra il 2007 e il 2013: 2,5 miliardi. Soldi sono andati perfino alla Corea del Nord, quella del dittatore Kim Jong-un; al Mozambico e all'atollo delle isole Vanuatu nell'oceano Pacifico (distanza dall'Italia: circa 17mila chilometri). Certo: nel 2015 circa 30,9 milioni sono andati all'Egitto e altri 13,1 alla Somalia, ma sono gli spiccioli considerando i Paesi che li precedono. Fin qui i soldi gestiti direttamente dall'Italia. Ma se guardiamo ai Paesi beneficiati dai fondi provenienti dal bilancio europeo si resta ancora più perplessi. Nel 2015 l'Europa aveva due emergenze profughi da affrontare: quella dei migranti che venivano (e vengono) da Sud e puntano all'Italia, e quelli che passano dalla Turchia diretti in Germania, destinazione prioritaria anche degli immigrati provenienti da Est. Ebbene: a guardare i Paesi destinatari degli aiuti dell'Unione europea, si scopre che le decisioni sulla destinazione dei fondi siano state dettate dalla preoccupazione di bloccare i flussi di immigrati provenienti dalla rotta balcanica e da Est e molto ma molto meno di aiutare lo sviluppo economico dei Paesi del nord Africa o dell'Africa subsahariana. In altre parole: la politica degli aiuti umanitari dell'Unione europea ha lavorato per bloccare gli immigrati diretti in Germania e non quelli diretti in Italia. E a questa politica si è accodata anche l'Italia, se ha deciso di versare all'Afghanistan ben 130,5 milioni in un solo anno snobbando l'emergenza Libia.

Basta guardare qual è stato il Paese che ha ottenuto più soldi dall'Unione Europea: la Turchia. Alla quale non solo sono stati versati 2,9 miliardi in aiuti umanitari; non solo sono stati concessi altri 3 miliardi con lo scopo di bloccare i profughi alle frontiere ma ad Ankara arriveranno altri 4,5 miliardi tra il 2014 e il 2020 allo scopo di adeguare la sua economia e la sua struttura politica e sociale agli standard europei in vista dell'adesione all'Unione. Adesione che difficilmente ci sarà mai. Per due motivi: il primo è un diffuso sentimento contrario che serpeggia in Europa, Germania compresa. Il secondo è che il gap economico, politico e sociale tra la Turchia e i Paesi Ue non si ridurrà affatto continuando a versare soldi semplicemente perché nessuno è in grado di dire se quei soldi sono stati usati bene o male. In un rapporto del 2016 gli ispettori incaricati di verificare dell'uso dei fondi da parte di Ankara hanno scritto di non essere in grado di sapere dove fossero finiti i soldi che Ankara aveva ricevuto fino ad allora perché la struttura amministrativa del Paese non è in grado di tracciarne la destinazione. Praticamente sono spariti. Ma bloccare la «rotta balcanica» è troppo importante per Bruxelles, per questo i soldi europei continuano a piovere su Ankara.

Il tutto in uno scenario che vede un calo degli aiuti internazionali: quelli europei sono stati, nel 2015, 12 miliardi 323 milioni rispetto ai 12 miliardi 399 milioni del 2014. L'Italia, invece, li ha aumentati. In apparenza. Nel 2016, infatti, ha stanziato in aiuti internazionali 4,3 miliardi dai 3,6 dell'anno precedente, ma un terzo di questi fondi è stato usato per l'accoglienza dei migranti. Nel 2015 e 2016 il governo ha, cioè, «sottratto» una fetta degli aiuti per i Paesi terzi e li ha usati per mantenere le persone già arrivate in Italia. Quindi, più che «aiutiamoli a casa loro» Renzi, finora, li ha «aiutati a casa nostra».

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