Arriva il tormentone 3.0 Così nascono i nuovi successi

Arriva il tormentone 3.0 Così nascono i nuovi successi
16 Luglio Lug 2017 10 giorni fa

Bei tempi quando le hit estive erano «artigianali» Ora sono frutto di strategie complesse. È il risiko del pop

Bei tempi quando i tormentoni sbocciavano all'improvviso. Adesso sono frutto di strategie a tavolino, calcoli millimetrici, scelte calibrate. Per capirci, quarant'anni fa Ti amo di Umberto Tozzi è stata al primo posto per tutta l'estate perché era un brano azzeccatissimo all'interno di un buon disco. Ora invece c'è, ad esempio, L'esercito del selfie, sfornato dai produttori italiani Takagi&Ketra che hanno impacchettato una base musicale anni Sessanta, un argomento smart e attualissimo («L'esercito dei selfie, di chi si abbronza con l'iPhone, ma non abbiamo più contatti, soltanto like a un altro post») e scelto due voci popolarissime come Arisa e Lorenzo Fragola, oltre a due testimonial nel video di indubbia trasversalità: Pippo Baudo e Francesco Mandelli.

Risultato: boom! Il brano è mitragliato dalle radio e sta diventando virale sul web. Più che l'esercito dei selfie, è l'esercito dei tormentoni 3.0, quelli che sfuggono al processo, una volta abituale, di composizione di un brano da parte del singolo artista con i propri collaboratori. Ora è un gioco d'insieme e vince chi ha l'idea migliore. Potrebbe essere il colombiano J Balvin, uno del ramo «brani di facile presa» grazie a Tranquila o Ginza che dall'altro ieri è in radio con Mi gente, un brano cotto e mangiato per diventare tormentone. Non a caso in sette giorni ha conquistato già oltre cento milioni di clic su YouTube. Anche lui non sfugge alla strategia «audio + visual» e lo fa con un colpo basso, specialmente per noi italiani: nel videoclip ha scelto di far ballare quel Gianluca Vacchi che è famoso per essere famoso e l'anno scorso aveva fatto (stra)parlare di sé pubblicando improbabili balletti seminudi in località da favola. Ma il trono di «tormentonista» dell'estate magari sarà del corpulento DJ Khaled, un altro con le idee chiare. Ha preso un riff di chitarra unico e bellissimo come quello di Carlos Santana in Maria Maria (dal disco Supernatural del 1999), ci ha cucito sopra un testo che è meglio lasciar perdere però ha preso il testimonial perfetto: Rihanna, la regina Mida del pop di pronta presa.

In pochi giorni Wild thoughts è diventato super hit nelle radio di mezzo mondo facendo rabbrividire chi (sempre meno) trova surreale la nascita di brani Ogm, oltretutto sfruttando non l'agilità di un software ma il talento inimitabile di un virtuoso dello strumento. Però, a quanto pare, anche Carlos Santana è d'accordo... Insomma, è la nuova frontiera del brano di successo. Quella del 1983 è stata l'estate di Vamos a la playa dei Righeira, brano vincente nato da una bella intuizione e dalla realizzazione che, a questo punto, si può definire artigianale. Nel 1977 il grandissimo Phil Ramone produceva Figli delle stelle di Alan Sorrenti, altro best seller che ha timbrato una stagione grazie a una melodia vincente, un testo evocativo, una voce azzeccata, insomma con tutte le carte in regola per raggiungere l'obiettivo.

Adesso, nel risiko del pop, l'obiettivo si raggiunge mescolando gli ingredienti del momento, quelli più utili a raggiungere la cima delle classifiche o, quantomeno, a diventare virali sul web e sui social.

Occhio, però: non significa che si stava meglio quando si stava peggio, tanto per usare uno dei tanti luoghi comuni dei nostalgici. Semplicemente, sono cambiati i tempi. E anche il laboratorio della musica si è adeguato. Prendete Rovazzi, ad esempio. Anche questa estate va forte con un brano che è stato scientificamente elaborato per ottenere visualizzazioni e consenso: Volare. Ha scelto Gianni Morandi come sparring partner (ossia: un pubblico diverso dal suo), ha inventato una storiella di facile consumo e di pronta ironia e ci ha ritagliato sopra una melodia e un video in grado di far parlare. Ecco, questa potrebbe essere una differenza tra i vecchi e i nuovi tormentoni. Una volta facevano canticchiare. Ora fanno parlare, ossia scatenano tweet, clic e via dicendo. Però il risultato, «mutatis mutandis», è sempre lo stesso: queste canzoni timbrano una stagione e diventano indimenticabili pur non meritandoselo (quasi sempre). Dopotutto è il bello del pop, quella curiosa abitudine degli umani di trovare un filo conduttore unico ai nostri momenti di svago.

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